martedì, 27 maggio 2008
Lo sapevate che...



i ratti, che a Napoli si chiamano solitamente zoccole, sono animali affettuosi e intelligenti?



Cioé, sarebbe molto meglio che lo fossero vista la loro diffusione per le vie napoletane e visto il possibile attaccamento ai bambini.



Vantaggi d'avere una zoccola come animale di compagnia? Tanti:



1. Non c'è bisogno di dar loro da mangiare: sono autosufficienti, basta fornirgli abbastanza rifiuti e pasciono felici,



2.
Sono ottime ballerine: potrete notarlo quando gli eventuali gatti non ci saranno. Condizione abbastanza semplice da soddisfare perché, se hanno voglia, tempo ed appetito, le zoccole, i gatti, se li mangiano. Poi magari dopo ballano per digerire, chissà...



3.
potrete sfatare un paio di leggende metropolitane in un colpo solo: quella del cucciolo di cane acquistato nel Sudest asiatico che poi si rivela topolone (il cane, non si Sudest asiatico) e quella del cucciolo di coccodrillo buttato nel water e che nelle fogne cresce - albino e vorace - mangiando chi s'avventura tra gli scarichi (dozzine e dozzine di persone s'aggirano nelle fogne, a frotte si direbbe): le zoccole non hanno bisogno d'essere scambiate per alcunché perché abbastanza riconoscibili dalla più tenera età e non bisogna gettarle nel water perché nelle fogne si trovan di casa,



4.
Potrete approfittare, quando le zoccole sono immobili perché impegnate a mordere i vostri bimbi magari alle braccia, per dipingerle di bianco a macchie nere in perfetto stile dalmata: avrete così dei cuccioli dall'aria simpatica, che di certo riusciranno a far sorridere i bimbi durante le iniezioni sul ventre per l'anti-rabbica: si chiama pet terapy (prima, però, è raccomandabile pulire il muso delle zoccole-dalmatate da eventuali tracce ematiche per non turbare i bimbi traumatizzati dalle aggressioni. E di tenerle comunque distanti dai bimbi. Magari chiudendole in un'altra stanza: ai bimbi potrete sempre mostrare foto di veri cuccioli di dalmata).



Lo sapevate che...



... il condizionamento pavloviano si può applicare anche all'emergenza rifiuti?




Infatti quando 'o Re Silvio IV è a Napoli - puff! – la città pulita. Quando lui non c'è: casini, roghi, munnezza per le strade. Ergo: la visione dell'autorità incute rispetto. Presto, allora, sulle finestre e sui balconi di diverse vie del centro cittadino saranno installati dei meccanismi con su delle sagome d''o Re: sorridenti, ma severe, simpatiche, ma rigorose, affabili, ma determinate. Saranno collegate ad impianti a fotocellule, così, non appena qualcuno si avvicinerà a cassonetti e campane, le suddette sagome salteranno su come delle molle, mentre tutt'attorno, da altoparlanti ben dissimulati, si diffonderanno le note di "Per fortuna che Silvio c'è". (Nella provincia e nell'hinterland si sta studiando un meccanismo diverso, perché l'improvviso palesarsi di sagome innescherebbe un altro condizionamento pavloviano che porta ad impugnare le armi e poi fare fuoco).













Lo sapevate che...



... i Rom svolgono due funzioni utilissime in una società problematica come la nostra?




Ovvero:








  • una funzione antistress: quanto sono fastidiosi i nostri bambini, specie in quell'età critica dove non sanno apprezzare la compagnia delle zoccole (sia quelle con la coda che quelle sfruttate dai clan)? Troppo piccoli per andare in giro a spacciare o fare i pali o taglieggiare o uccidere, ma abbastanza grandi per interromperci mentre stiamo preparando una pippata sul nostro specchietto preferito: magari pretendono attenzione, affetto o una di quelle altre menate manco fossimo in un telefilm del cazzo. Bene, ora non dovrete più preoccuparvi di questi piccoli stracciaminchia: ci penseranno i Rom a toglierveli dai piedi. Secoli di esperienza, professionalità certificata, velocità ed efficienza. Una rete ben organizzata e capillarmente diffusa sul territorio per rispondere a tutte le vostre esigenze. Possono operare con ogni condizione meteorologica ed in qualsiasi ambiente: che sia una spiaggia gremita, un centro commerciale affollato oppure nella solitudine di un appartamento (sino al secondo piano) i Rom offrono un servizio di qualità assoluta e tutto a carico loro! Proprio così: i rom, se qualcosa andasse storto, risponderanno penalmente del loro mancato operato!









  • una funzione commerciale: avete bisogno di approvvigionarvi di elettrodomestici, personal computer, lettori multimediali ed affini? Volete farlo a costo zero (si, avete capito bene: a gratis!!!) o per cifre irrisorie? Non è più un'illusione, non è pubblicità ingannevole: basta avere a disposizione, nelle vicinanze, un campo rom ed una banda di giovani solerti, disponibili e spregiudicati quanto basta per riuscire nella (mala)vita (comunque anche pregiudicati può andar bene) ed il gioco è fatto! La procedura è semplice: si organizza prima un raid nel suddetto campo Rom (nell'hinterland è facile trovare questi insediamenti: spesso sono nati anche per ingerenze di qualche clan in cambio di quote fisse che i rom pagano per restare lì), dopo che il campo è stato abbandonato in fretta e furia, i giovanotti di cui sopra potranno liberamente frugare nella baraccopoli deserta e appropriarsi (ma il termine che useranno sarà riappropriarsi) degli oggetti di cui sopra! Semplice no? Il materiale potrà essere distribuito gratuitamente a chi dimostrerà l'affiliazione al clan d'appartenenza dei giovani volontari oppure, a prezzi modici, nei mercati rionali. (Attenzione, potrebbe anche darsi che qualcuno possa rifilare un pacco con il classico mattone, ma è cura dell'acquirente dotarsi d'opportuna malizia per affrontare all'uopo questi folkloristici imprevisti).














Lo sapevate che...



... i più bravi maestri ferrai d'Italia (fabbri e affini) si trovano a Chiaiano, alle porte di Napoli, zona famosa per il tufo della sua futura discarica?




Probabilmente anche loro non si vantano di cotanta perizia, ma facile che sia modestia unità alla famigerata arte d'arrangiarsi.



Opere degne dei maggiori musei d'arte moderna, sono il frutto d'un uso che parrebbe disinvolto dei più disparati materiali, ma in realtà sono un vero inno all'uso differenziato dei rifiuti: cassonetti saldati assieme e inchiavardati al manto stradale uniti ai pini marittimi segati e accatastati simboleggiano la necessità di ancorare al territorio valori come la tutela ambientale; circondare il tutto di filo spinato è un riferimento velato alla proprietà privata ed alla privazione di libertà.



Molti critici d'arte, richiamati dall'unicità di questi allestimenti estemporanei, sono stati colti da malore per l'inevitabile sindrome di Stendhal dinanzi a tale bellezza. Qualcuno maligna che siano mancamenti da tanfo di munnezza, ma si tratta di critici snob (come Sgarbi, che quando ha saputo che non si tratta di fabbri busoni, ha snobbato la mostra di Chiaiano).



Ma come tutti gli allestimenti che contemplano la multisensorialità e la multimedialità, la presenza di altri performers è stata fondamentale: la coreografia curata dalla gente del posto si fonde con le sculture in maniera armoniosa: le donne stese sulla strada colle mani alzate ricordano sia la fragilità umana sia la capacità di sacrificarsi dell'altra metà del cielo (l'allenamento prevede anche confronti col coniuge secondo la filosofia del: o vaie llà e te iett''nterra o quanne tuorn'a casa, te scomm''e sanghe).



Trapelano anche particolari d'un'ulteriore perfomance di giovani artisti provenienti da quartieri più o meno distanti, prevederebbero l'uso di bottiglie colme di colla e vernice, accendini, divise delle forze dell'ordine e forzisti dell'ordine dentro le suddette divise.



Cosa non si fa per l'arte.



Lo sapevate che...



... un corpo che precipita da un parapetto che dà su una voragine di circa10 metri raggiunge il suolo in poco più d'un secondo a prescindere dal fatto che oltre quel parapetto sia stato scagliato da un poliziotto e che lo stesso poliziotto ha coadiuvato la sperimentazione di questo semplice esercizio di fisica classica facilitando la caduta del corpo pestandone le dita?




Qualcuno può obiettare che non è necessario usare esseri viventi per compiere simili esperimenti. E' vero, ma telecamere o macchine fotografiche da strappare ad eventuali troupe o fotoreporter non erano disponibili e la scienza mica si può fermare perché mancano i mezzi.



(Prossimo esperimento: il calcolo della forza d'attrito opposta dai corpi trascinati per i capelli lungo le strade sempre per opera di disponibili e solerti poliziotti. Ancora per amor della sperimentazione? Mah... saranno agenti della scientifica).



Lo sapevate che...



... si potranno liberare a breve diversi posti di prestigio in importanti uffici della Campania?




Oltre quello di governatore, di prefetto e di svariati sindaci, ci sono almeno 24 posti da funzionari pubblici di vario livello e tutto grazie ad una trovata giudiziaria chiamata, con un senso dell’umorismo abbastanza insolito, Operazione Rompi-balle.



Si prevede che la Gazzetta Ufficiale che pubblicherà gli eventuali concorsi per colmare i vuoti avrà più pagine di Men's Health e non sarà importante avere addominali scolpiti in meno di tre giorni: con tutto il pelo sullo stomaco necessario a svolgere quei compiti, per trovare gli addominali ci vorrà la famiglia Indiana Jones al completo.



Lo sapevate che se moltiplicate il numero dei rifiuti delle cataste per il numero le strade invase di Napoli e provincia e poi lo dividete per il numero delle discariche e lo sommate al volume dei fumi derivanti dalla termovalorizzazione per poi sottrarlo al prodotto delle ecoballe per la superfice dei depositi dove sono fermi da tempo immemorabile i mezzi per la raccolta differenziata e di questo totale fate la radice quadrata avrete ottenuto come risultato solo la perdita di tempo del fare questi calcoli senza alcuna utilità, perché tanto ci vorranno almeno trenta mesi, tanta umiltà e tanta pazienza e parecchi provvedimenti impopolari e...







che stavo dicendo?











Signore e signori, sudditi e sudditesse, benvenute nel Regno di Silvio IV. 'O Re del rinato regno federato d’Italia e delle due Sicilie.

postato da: visko alle ore 21:23 | Permalink | commenti (2)
categoria:le cronache periferiche
sabato, 24 maggio 2008

"Questo film è apocalittico, senza speranza".


Così lo presenta Garrone, il suo regista, a Cannes, ma in realtà Gomorra, il film, più che un'apocalisse è un'ipocalisse, una "rivelazione" che viene dal basso, sia dai bassifondi dove un'umanità disperata (ma  senza saperlo di essere) si muove, sia dalle viscere che hanno spinto Roberto Saviano a scrivere il suo libro, libro dalla cui sostanza il film attinge, ma che dal libro si discosta per diversi motivi. Badate, non è il luogo comune del "meglio il libro che il film", perché questo è un'opera esemplare, forse una delle migliori rese cinematografiche tratte da un libro, ma non per questo ne è una fedele trasposizione.


E non perché ne racconti solo una parte degli episodi (sono 5 i filoni del film, contro le decine del libro), ma perché sceglie un punto di vista che predilige una visione distaccata, quasi documentaristica (ma Gomorra di Garrone non è un documentario, cioé, non lo è in senso stretto e lo vedremo dopo) e soprattutto senza indagare - volutamente - la struttura economica che pervade il libro, focalizzandosi piuttosto sugli effetti che quell'economia produce.


Garrone scrive: non c'è sequenza del film in cui il denaro non compare.


Ora non ricordo le sequenze, ma laddove non compare, se ne parla e quando compare, è sempre sottoforma di banconote sudicie e stropicciate, contate da dita impazienti ed occhi ora svogliati, ora furiosi.


In Gomorra di Garrone non si parla di boss, ma della manovalanza. Una scelta voluta, come voluta è l'assenza di una lotta del bene contro il male, per cui è predominante la descrizione asciutta e distaccata d'un insieme di vite si, borderline, ma che vivono accanto alla rispettabilità d'una vita "normale" che ci si ostina a condurre a pochi km da tutti i luoghi teatro dei fatti narrati. E questa distanza si azzera in ogni momento, perché basta spostare appena lo sguardo e ti rendi conto che non esistono confini, non ci sono strade da percorrere, non ci sono muri da scavalcare: è tutto attorno a noi, sempre e comunque.


Però Gomorra di Garrone non dispensa morali, anzi: la sua forza di ipocalisse è proprio nella sua


amoralità. Non dà giudizi e ci lascia attoniti nel cercare di capire cosa sta succedendo, se ne siamo capaci.


E qui veniamo alla scelta della narrazione del film che molti hanno criticato, secondo me, perché troppo condizionati dalla logica del gangster movie, magari pulp, tarantiniano o Scorzesiano oppure alla criminalità raccontata in un altro film (l'unico altro film, a mia memoria) che descrive le dinamiche della camorra negli anni '80 (Il Camorrista del più "americano" dei nostri registi, Giuseppe Tornartore).


Ecco, chi si aspetta una narrazione dove le storie siano collegate in un intreccio alla Inarritu (in stile Babel o Amores Perros per capirci) allora ci resterà male.


Gomorra (il film) non ha capo né coda. Diciamo che comincia in medias res. Ci troviamo subito in un bagno di sangue, in un solarium: una strage di uomini nudi che si consuma nella luce impietosa dei raggi UVA. Il regista avrebbe voluto iniziare con le prime pagine del libro: il container che si apre rovesciando i cadaveri congelati dei cinesi, ma la compagna di Garrone - un'ex domatrice di elefanti di Sant'Antimo, provincia di Napoli, conosciuta sul set del film - gli ha raccontato che i camorristi di ultima generazione ci tengono all'immagine, frequentano i centri estetici, si abbronzano, ridono, scherzano sempre colle armi appresso, poi magari si ammazzano mentre un secondo prima scherzavano. Ed è così che Garrone decide di iniziare. Esecuzioni sotto i raggi UVA e su una poltrona per manicure. Una strage senza un perché.


Pare che avvenga sempre questo nel film: si muore senza un perché o, meglio: nessuna motivazione viene sciorinata, tutto pare avvenga perché non può essere altrimenti.


In realtà le dinamiche sono più complesse, non si esauriscono con gli spari e le urla. Laddove non arriva il film a spiegare, comunque, ci pensa Saviano col libro.


Qualcuno, anzi, ha scritto che il film ha come colonna sonora spari ed urla.


In effetti quel che mi ha più spaventato son state queste sparatorie con ululati belluini, ma non perché arrivassero all'improvviso, facendomi saltare sulla poltrona. No, si tratta di un orrore diverso: scoprire  questa incapacità di comunicare se non con la violenza, la sopraffazione, la ferocia. La ferocia anche delle frasi senza senso urlate per scaricare l'adrenalina, magari montata pippando cocaina.


In Gomorra, volutamente, manca l'empatia che ci sarebbe stata in un film come Quei Bravi ragazzi:


volutamente, ripeto, è un film "freddo", dallo stile distaccato (se si esclude qualche panoramica, delle scene a camera fissa e pochi piani sequenza, il resto è tutto girato con la telecamera a mano, spesso alle spalle degli attori [la vestizione dell’adolescente Totò durante la sua iniziazione ad esempio]), uno stile che può indurre lo spettatore ad indignazione o pietà o disgusto, ma non ad identificarsi o a parteggiare. Chi vede è testimone, della sua complicità si renderà conto - se vuole - appena dopo il film.


Paradossalmente il film è più "parsimonioso" del romanzo: laddove Saviano carica quasi baroccamente (ma senza mai stroppiare) la sua scrittura, Garrone sottrae alla sua regia ogni tentazione di virtuosismo.



Non deve fare il Tornatore di turno, deve mettere il suo occhio a disposizione della storia, punto.


Da qui lo stile quasi documentaristico, come anche molti più titolati di me hanno notato. Quel quasi,


badate, è importantissimo: cerchiamo su wikipedia la definizione di documentario: Un documentario è un film di carattere culturale, informativo, sociale, politico, scientifico, divulgativo, inteso come atto creativo o semplicemente finalizzato alla diffusione della conoscenza di diversi aspetti della società e dello scibile umano. Nel primo caso abbiamo il documentario di creazione o d'autore, inteso come opera cinematografica senza necessariamente fini informativi, mentre nella seconda ipotesi si parla di documentario divulgativo.


A dire il vero non segue neanche la scuola del Dogma di Lars Von Trier, quella del realismo a tutti i costi: un esempio su tutti: Garrone dice che il fruscio dei soldi contati è stato mixato negli stessi studi in cui han lavorato sui  suoni di Apocalypse Now: una simile scelta tecnica sarebbe stata deprecata da qualsiasi sostenitore di quella scuola cinematografica.


Quindi Gomorra cos'è? La definizione più vicina potrebbe essere quella di docu-drama o docu-fiction. Perché il film Gomorra è uno straordinario documento, sia perché le storie sono vere (o verosimili), sia perché molti degli interpreti sono tutti delle zone-teatro delle vicende, e soprattutto perché hanno collaborato, con le loro testimonianze e le loro esperienze a dare "realismo" all'opera (tra le tante testimonianze Garrone ricorda un dialogo, al limite del grottesco, tra alcune comparse su chi debba sparare in una scena del film: ognuno vuole avere questo onore, magari anche chiudendo un occhio che sia solo una finta esecuzione). Sarebbe interessante, con l'uscita del dvd, vedere se ci sarà un backstage che racconti i retroscena sul come il film sia stato girato, magari con i cambiamenti "work in progress" nati dai suggerimenti degli attori. Se è vero, come scrive Stephen King che "è la storia, non colui che la racconta", in questo caso è verissimo che "sono gli interpreti con la storia, non colui che la racconta" a fare la differenza.


E passiamo, appunto alle storie: quelle che si intrecciano (ma solo nel montaggio) nel film sono cinque.


C'è:


·  la storia di Totò (Salvatore Abbruzzese):che viene iniziato al Sistema e perde la sua innocenza;


 la storia di Franco (Toni Servillo) e Roberto (nome usato per omaggiare Saviano, lo interpreta Carmine Paternoster:), che tratta del traffico dei rifiuti tossici;


·  la storia di Pasquale (Salvatore Cantalupo), sarto che insegna dietro lauti pagamenti la sua arte


ai cinesi per emanciparsi dal suo lavoro sottopagato e sovrasfruttato dal Sistema;


·  la storia di Don Ciro (Gianfelice Imparato) che fa il "sottomarino", cioé colui che porta i soldi,


per conto del suo clan, alle famiglie che hanno un congiunto incarcerato;


·  la storia di Marco (Marco Macor) e Ciro (Ciro Petrone), detto Piselli’, due giovani che


voglionoil mondo ai loro piedi. Hanno la testa dove i film come Scarface hanno cagato scorie e non se ne rendono conto, sino a pagare colla vita questa loro incoscienza.


 


Di queste cinque, due storie sono anche "didascaliche" (quella di Franco e Roberto e quella di Totò), le altre tre sono più personali, ricostruzioni di vicende comunque emblematiche.


 


La storia di Franco e Roberto


è un piccolo trattato di traffico e "riciclo" di quanto più dannoso le industrie producano. Qui si va aldilà della munnezza rovesciata per strada, anzi, si va al cuore del problema (che poi mi piacerebbe


riprendere con un post ad hoc) e lo si fa seguendo la via crucis di questi rifiuti:


1. L'individuazione dei siti di stoccaggio (di solito cave ricavate magari erodendo colline per ricavare materiale per le costruzioni: Franco ad un certo punto saluta un imprenditore edile intercorso in un incidente al suo cementificio perché indietro con  dei pagamenti, una volta risolto quello spazio enorme fa proprio all'uopo per scaricare e coprire bidoni di residui industriali);


2. La contrattazione con l'industriale di turno (in questo caso un veneto) che, alla presentazione di costi dimezzati (25 centesimi contro i 50 che solitamente paga per un chilo di materiale da smaltire), solleva lo scrupolo del lavoro "pulito": «L'importante è che sia clean, come dicono in America». Qui Franco/Servillo indossa il sorriso dell'imprenditore serio e professionale, che in un italiano impeccabile per sintassi e dizione, rassicura l'industriale che tutta la certificazione è più che in regola: una menzogna che sazia l'ipocrisia;


3. Il deposito dei bidoni nella cava individuata: una decina di tir li scaricano ed un bulldozer li ricopre di terreno. Qui avviene un altro degli episodi del libro che han colpito Garrone: uno degli autisti dei camion rovescia un paio di bidoni e rimane ferito dal contenuto, gli altri camionisti si ribellano e lasciano i mezzi lì, nella cava, dove nessun altro sa guidarli. Allora Franco si allontana col suo suv e ritorna dopo poco con una squadra di ragazzini che, opportunamente attrezzati con dei cuscini da piazzare sotto il culo, si mettono alla guida dei camion e li portano via, sotto lo sguardo di Franco che dirige quella coreografia meccanizzata;


4. L'acquisto di un terreno agricolo per sversare altri rifiuti tossici da una famiglia di contadini, ma questo punto - fondamentale per me - lo approfondiremo dopo.


 


La storia di Totò


invece è una ricostruzione dell'iniziazione di un ragazzino al Sistema.


1. Ci si avvicina perché curiosi o semplicemente perché a Scampia (come a Casal di Principe) hic et nunc se vuoi riuscire nella vita, quella strada devi intraprendere: Totò lo fa raccogliendo una pistola ed una busta di plastica con dentro le dosi: due "feticci" mollati da un altro ragazzo prima di venire beccato in una retata. li porta a quelli del clan di Di Lauro che stanno contando le perdite. Totò è nu bravo guaglione e quindi può essere "iniziato";


2. L'iniziazione è qualcosa di agghiacciante e spietato. Qualcuno dice che sia un'invenzione letteraria, Saviano sostiene che sia realtà: i ragazzi (nel film pare non arrivino a vent'anni), sono convocati in un sotterraneo. A turno entrano in una stanza buia, gli viene fatto indossare un giubbotto anti-proiettili e gli si punta una pistola contro: "tieni paura?" chiede il camorrista armato al ragazzino di turno: "si" o "no" sono le risposte di prassi. Qualunque sia la risposta, il colpo viene esploso, il corpo del ragazzino vola e cade a terra, ci resta per qualche secondo, poi, frastornato e acciaccato si rialza ed in silenzio esce dal buio, sotto gli occhi degli altri che aspettano fuori il loro turno. Il battesimo ha lasciato come pegno 'na mulignana (un livido) sul petto;


3. Totò inizia col fare il corriere: in uno zainetto gli mettono dentro le dosi da portare ai pusher e lui va in giro per le Vele e le consegna;


4. Il passo successivo è fare da palo, o, per meglio dire, da vedetta: segnalare tutti quelli che entrano nel complesso residenziale di Scampia, specie le auto sconosciute;


5. Ma la perdita dell'innocenza si avrà dopo: quando Totò, che fuori dal Sistema porta la spesa nelle case dal negozio di sua mamma, deve fare da esca per attirare in una trappola la mamma d'uno


scissionista, sospettata di essersi "cantata" qualcuno dei Di Lauro e per questo condannata a morte:


"Totò, ce stai o no?" gli dice uno dei suoi boss, durante una visita all'obitorio dove il cantato riposa in pace, "eh, mo ce penso", risponde il ragazzino, affezionato alla donna, "no, tu nun''e penza', ca penzammo nuie, che ‘e fa? ce stai? pecché si nun ce stai da cca nun te ne vaie". E Totò ce sta. E perde la sua innocenza.


 


Le altre tre storie (quasi perfetta trasposizione della loro descrizione nel libro), invece testimoniano le scelte più o meno fatali che fanno Pasquale il sarto, Don Ciro il "sottomarino" e la coppia di sbandati Marco e Ciro.


Cominciamo da questi ultimi perché la loro idiozia è esemplare. Marco e Ciro potrebbero tranquillissimamente essere due bulli in una qualsiasi scuola di qualsiasi città italiana. Potrebbero


benissimo andare in giro a picchiare handicappati filmando l'impresa col cellulare, considerando le loro azioni nulla di deprecabile, anzi. Ovvio che anche nel loro caso la pulsione economica è dominante, ma non si tratta di possedere il denaro per arricchirsi, ma del fatto che - senza denaro - tanti sfizi non te li puoi togliere.


Quando decidono di rapinare la sala giochi dove stanno oziando, il discorso che precede il furto è


esemplificativo: "avimmo fernut''e sorde, fra', facimme na rapina cca ddinto", "ma si scemo? Cca


ddinte?!" " 'e che ce vo? avimme fernut''e sorde!" e via così per un'altra manciata di secondi. Poi


partono con la rapina. Una specie di bancomat con le pistole come tessera e le urla - le solite violente, belluine urla - come codice pin.


Il vuoto pneumatico di due esistenze (non li vedremo mai con le famiglie: girano sempre in coppia, sia che vadano a rubare la droga agli spacciatori africani, sia che vadano al night, sia che - in mutande - in riva al mare, sparino con gli M16 o K45 che hanno trafugato da un arsenale di un clan) destinato a riempirsi di miti senza sbocchi, con uno dei due che continua a ripetere che lui vuole campare 30 anni e non capisci se 30 anni ancora o sino a 30 anni. Comunque la speranza viene disillusa, come se morire crivellati da proiettili ce l'avessero scritto nel dna.


Oppure, semplicemente, come dice Garrone: «All'inizio certe cose mi lasciavano di stucco. Poi pian piano mi sono accorto che mi abituavo, non mi sorprendevo più di niente, come accade alla gente che vive lì. Ci si abitua, a tutto credo. [...]E ti accorgi di come sia facile cadere in certe dinamiche criminali, perché esiste un meccanismo intorno a te, degli ingranaggi che ti stritolano senza che tu te ne renda conto». Ti abitui ai cecchini o alle bombe in Iraq, figurati se non ti abitui ad un way of life così cool da non passare mai di moda?


La storia di Don Ciro il "sottomarino" racconta un retaggio "ereditato" dalla NCO (Nuova Camorra


Organizzata): quando un membro del clan viene arrestato o ucciso, si attinge ad un fondo comune e si dà un sussidio alle famiglie dell'affiliato. Ovvio che non tutti sono felici del trattamento economico (l'avvento dell'euro incide anche sulle darie che elargisce il Sistema) e gli infelici si lamentano con il sottomarino.


Don Ciro dice: farò presente e va via, impassibile e mesto. L'attore, Gianfelice Imparato, è eccezionale: insieme a Salvatore Cantalupo che interpreta Pasquale il sarto, sono due autentiche rivelazioni per me (ma sono tutti bravi, anche se la spontaneità aiuta non poco).


Il don Ciro che aiuta Maria (la cantante neomelodica Maria Nazionale, che interpreta la mamma d'uno scissionista, quella che verrà poi uccisa grazie al tradimento di Totò) ad asciugare il pavimento di casa con una cortesia squisita e disinteressata è lo stesso Don Ciro che, in piena guerra tra il clan Di Lauro e gli scissionisti, fa finta di non vederla e non sentirla quando i boss, dopo averle tagliato la provvigione, dicono al sottomarino che a lei non spetta più nulla, quindi non deve considerarla. E' un uomo pavido, che vorrebbe sopravvivere e tagliarsi fuori dalla guerra in atto, ma non può. Lui è meccanismo di questa guerra, al massimo deve stare attento a non entrare in certe case o in certe zone, però deve continuare la sua missione. E lui si adegua: guardandosi allo specchio, sotto il suo giubbotto color crema, ne indossa uno anti-proiettili e continua a portar soldi a chi li meriterebbe.


Quando prova a vendersi agli scissionisti, viene accolto con il disprezzo che si elargisce ai traditori.


Cosa vuole Don Ciro? Non lo sa che è una guerra? "nuie amma' fa 'e punti, amma fa ‘e muorte, ce serven''e sorde".


'E punti, 'e sorde. Il Sistema è come GTA IV, ma senza comprare la playstation 3.


La storia in cui più si prova simpatia per il protagonista è quella di Pasquale il sarto.


Assistiamo prima ad una breve asta che una casa di moda tiene in un'aula scolastica al cospetto dei


padroni di tante sartorie in nero che popolano la zona di Secondigliano, nel nord di Napoli. Le vere officine della moda dove maestranze, tanto esperte quanto sfruttate, creano abiti in un numero limitato, per circuiti dell’alta moda.


E tra i sarti esperti Pasquale è un maestro.


Uno che fa questo lavoro perché lo ama, ne ha passione, come sa benissimo il suo titolare.


Una passione che Pasquale sa anche trasmettere, cosa che sa benissimo invece un concorrente cinese: le sartorie dei cinesi sono in crisi: ormai nella loro madrepatria i costi sono più bassi che in Italia,  quindi anche gli immigrati cinesi, che hanno distrutto economie tessili come quella pratese per esempio, sono vittime della stessa guerra economica: “è la globalizzazione, bellezza”. Per cui l'unica maniera di non morir di fame è darsi all'eccellenza: basta abiti da pochi soldi, bisogna puntare all'alta moda, roba da sarti strafinissimi e Pasquale è il più fine degli strafinissimi. Deve solo impartire lezioni: dieci, solo dieci lezioni, pagate duemila euro l'una.


Preso per il culo da una vita dal suo titolare, Pasquale si piega a questa ragione, che solo economica non è: i cinesi lo accolgono con gioia e rispetto: lo chiamano maestro, un massaggio all'ego, dopo quello al portafogli, a che prezzo poi? L'unica è stare nascosto nel bagagliaio dell'auto con cui lo portano da casa sua alla "scuola di moda" cinese.


Come finirà lo sapete già, se avete letto il libro.


Una critica stupida che è stata mossa all'episodio (d'altronde era anche lo stesso critico amatoriale che ha storto il naso perché Garrone non ha fatto un film pulp) è stata: "ma perché l'abito che Pasquale scopre d'aver cucito guardando in tv una sfilata di stars su un red carpet, lo indossa Scarlett Johansonn e non Angelina Jolie come è scritto nel libro? Problemi di copyright?". Bene, attaccarsi a queste cose è questione di lana caprina. Anzi no, di seta finissima.


 


Per chiudere, vorrei ritornare sull'ultimo punto della prima storia, quella di Franco e Roberto.


Nell'ultima sequenza che li riguarda, una parte delle scene si svolgono attorno al letto d'un contadino gravemente ammalato: al capezzale ci sono la moglie e Franco, in un angolo c'è Roberto che osserva in silenzio, in piedi, nervosamente, ci sono i due figli del contadino, che, tramite loro - gli fanno da interprete visto che lui si esprime in rantoli e sibili - si lamenta con Franco.


Si lamenta che quella scaricata nella loro terra non è solo munnezza, c’è pure dell’altro e che i soldi sono pochi, che non ce la fanno, che i debiti li strozzano.


Franco, sulle difensive, dice che lui non può farci nulla, che le tariffe sono quelle e non può offrire di più, altrimenti dovrebbe pagare di più anche altri contadini e inoltre il loro terreno non si può più sfruttare ché l'hanno riempito tutto. Al che moglie e figli dicono che capiscono la questione, ma hanno pronta la soluzione: un altro appezzamento di terra, anche più grande di quello che finora è stato usato per sversare il tossico. Solo che lui, Franco, deve fare arrivare più camion e magari pagare di più per ogni barile sversato. Va bene, acconsente Franco, immediatamente reso più disponibile da quell'inattesa opportunità.


Chi invece non sopporta più è Roberto: costretto a buttare via delle pesche che una vecchina gli regala per la visita in quella masseria ("buttale subito, nun siente comme fetano?" gli dice Franco, dopo che, avendole accettate sorridendo, accosta col suv al bordo d'una strada), dice a Franco che lui vuole smetterla, che questo lavoro non fa per lui e che lui, Roberto, non è come Franco, è diverso.


E Franco gli svela la verità definitiva: non tanto il fatto che non sia lui ad aver inventato l'amianto e le altre schifezze da tumori, bensì che questa gente lo sa. Lo sa e gliela cede la terra, gli cede i campi, i pozzi artesiani, i corsi d'acqua per farci sversare i veleni che poi li uccidono.


Perché la questione, la vera questione, è tutta qui: la Camorra, il Sistema funziona non solo perché ha traffici illeciti, non solo perché investe in attività "clean" i ricavi di quei traffici: la vera forza del Sistema è che ti rende corresponsabile, complice, correo del suo male.


Che tu sia contadino che vende i suoi terreni per pagarsi le medicine con cui curarsi dai veleni che sempre tu hai voluto colati sopra, che tu sia impiegato, pensionato che vuole moltiplicare in pochi mesi i modesti risparmi affidandoli ad un clan, in cambio di tenere in casa delle dosi o delle armi per qualche tempo, che tu sia un grande nome dell'alta moda che non solo appalta i vestiti di lusso a sartorie in nero, ma permetti che con il tuo marchio originale, si facciano vestiti da vendere nei negozi della camorra in giro per il mondo, perché comunque è pubblicità anche quella, anche se non prendi un centesimo (tanto guadagni sul subappalto in nero di capi di moda prestigiosi), in ogni caso, tu non puoi non sapere.

Scegli la strada da percorrere e sai perfettamente chi è il tuo compagno di ventura: lui ci ha messo i soldi per le spese del viaggio, quelli per la benzina, magari giunti a destinazione ti regala anche l'auto: però prima di salire ha aperto il bagagliaio, ti ha mostrato il cadavere a pezzi chiuso lì dentro e ti ha chiesto: che fai, mi accompagni?


E' la rivoluzione che ha inserito questa  nuova forma di criminalità: non solo ti rende consapevole dei rischi a cui vai incontro, ma ti offre l'opportunità di scegliere o meno di partecipare. E una volta che partecipi, non puoi tirarti indietro. O non vuoi.


Per questa ragione il film è importante: non ti permetterà di identificarti o di mitizzare dei personaggi, ma ti permette di guardare l'abisso, come fa il libro di Saviano, di farti scorgere anche la pozzanghera sul suo fondo da cui il tuo riflesso ti scruta: guardare (e guardarti) e assumerti le responsabilità è una scelta, chiudere gli occhi e mentire a te stesso è l'altra.


Cosa vuoi fare?


p.s.


 


Mentre cercavo materiale, mi son ritrovato a leggere alcuni commenti sul film nel forum del sito di


www.mymovies.it, vi riporto quelli che mi hanno colpito, leggete e capirete anche perché, mi han colpito...


 


[19/05/2008]  di  saviano vergogna


E' un film da CENSURARE PER IL RISPETTO DI TUTTI I CAMPANI per la nostra immaggine a livello mondiale. Se lo scrittore nel suo libro parlava delle cose belle della campania della sua storia delle sue tradizioni dei luoghi stupendi da vedere molto probabbilmente non aveva tutto questo successo. Per me questi scrittori sono la rovina della società perche sfortunatamente tanta gente che non conosce tutto a 360° si ferma solo a quello che gli diciamo a quello che gli facciamo vedere e gli facciamo leggere.


 


[19/05/2008]  di  enzo


 


E' una vergogna fare tanta pubblicità pessima alla nostra regione come se certe cose esistessero solo


qui da noi. Piuttosto che applaudire e scortare il caro scrittore Saviano lo citerei per danni se fossi il


presidente della regione. E veramete una vergogna. In tanti altri posti del mondo ci sono cose molto piu gravi ma non fanno pubblicità anzi le mettono a tacere. Come si dice i panni sporchi si lavano in casa sempre che sia vero che ci siano questi panni sporchi e che non sia solo fantasia dello scrittore che grazia alla sua pasienza di ritagliare anni di articoli di giornali e poi incollati e ricamati sta facendio la sua fortuna e non sta sicuramente aiutando nessuno.


 


[19/05/2008]  di  vinc


 


Come è facile parlare commentare raccontare giudicare senza conoscere nulla della realtà che ci


circonda lontato anni luce da quello che è il vero meccanismo che gestisce il tutto basta pensare che lo stesso Saviano pur di fare soldi e avere successo è sceso a compromessi per fare il film perche se è vero quello che ha scritto e quello che ci ha fatto vedere non credo che gli permettevano di girare il film in cambio di niente. Quindi mi domando e vi domando è proprio vero?? Il caro Saviano è da stimare?? o un'essere umano che predica bene e razzola male??


 


Avete letto?


Come?


Si, lo penso anch'io. Delle merde.


Alla prossima.


 

postato da: visko alle ore 16:34 | Permalink | commenti (1)
categoria:ciakké
venerdì, 18 aprile 2008
Una vertigine.
La sensazione è questa.
Nulla di che, eh, solo una conseguenza del senso di vuota soddisfazione per aver fatto quel s'aveva intenzione di fare (non andare a votare, nel mio caso).
M'affaccio su quel vuoto e sento siffatta, vaga vertigine.
Mi aspettavo vincesse Silvio, ma questa la si azzeccava facilmente. Non avrei mai previsto, però, vincesse così.
Anzi è lui che ci ha preso in pieno: aveva detto del vantaggio dei 30 senatori? E li ha avuti.
Ha persino dimostrato d'essere capace di vincere con una legge elettorale bella come 'na cagata tra le ortiche.
Chapeau.
Adesso (e qui potrei dire che che ci ho visto giusto, ma non è proprio così) Silvio può permettersi di fare il magnanimo: "Casini, Storace, se vi riconoscete nel mio programma,v'accolgo a braccia aperte: orsù, c'è posto per tutti nel PdL. Io, al contrario dei miei avversari, non serbo mai rancore".
Un collega mi racconta d'aver visto un frammento di Porta a Porta in cui Silvio chiede a Vespa di annusargli la mano e quando codesto gli avvicina il naso, pronto l'infante settantenne lo avverte: “"E' odore di santità!" e "gli applausi d'un pubblico pagante lo sottolineerà", nonostante Vespa si sbracci e dica: no, no, adesso mi arrabbio qui non si applaude.
Ma no: lasci fare dott.Vespa: l'Italia è un paese di poeti, santi e navigatori, quindi tra afror di incensi e salsedine (ed il puzzo di piedi dei poeti deambulanti) ci troviam bene. Si vede che ce li meritiamo.
Il senso di vuoto che mi lascia sbandato però è dovuto ad un'altra ferale notizia.
La scomparsa tout court d'una sinistra parlamentare.
Badate bene: son straconvinto che una parte - e neanche piccola - della responsabilità sia dovuta ai dirigenti nazionali di questa sinistra (in primis il Bertinotti che attendeva i risultati nell'Hard Rock Café di viale Veneto, a Roma, accanto all'ambasciata USA [sic!]: a sto punto vai al McDonald, no?), nessuno di loro se lo aspettava, almeno in questi termini.
Ma addossare a Bertinotti, Diliberto, Pecoraro Scanio e quant'altri il tracollo della sinistra (radicale rispetto a che?!) non solo è ingiusto, ma anche pericolosamente facile.
Seguendo la passione, avrei dovuto votare la coerenza della Sinistra Critica di Flavia D'Angeli. E seguendo la mia stessa identica passione, immagino, tutti gli orfani d'una sinistra che ambiva al parlamento avrebbero potuto fare la mia stessa scelta: volti nuovi, idee chiare, ideologicamente coerente con concetti cari ai comunisti come, ad esempio, la lotta al precariato e i diritti per le coppie di fatto.
Perché non è stato così? Forse perché son concetti inattuabili? Potrebbe essere: sui giornali c'è la solita gara a rinfacciarsi le colpe della sconfitta, ma è un classico di ogni elezione andata male. Per semplificare potremmo dire che ha vinto l'anti-politica in tutte le sue varianti (dal politico più paraculamente anti-politico mai esistito, cioé Silvio, ai partiti anti-casta Lega e IdV, sino all'astensionismo duro e puro come il mio, indicato da Grillo come indicazione di [non]voto).
Ma la realtà è che, colla scomparsa dell'ensemble dei partiti di sinistra, abbiamo perso tutti, compreso me che non ho "partecipato" alla gara.
Ed abbiamo perso qualcosa di più d'un ideale.
Su Radio1 ieri c'era un esponente della Sinistra Arcobaleno che ha detto che un "sentore" che le cose sarebbero andate male l'ha avuto quando, durante i comizi in Toscana, s'è imbattuto nella rabbia e nella disillusione dei compagni (o ex). L'aveva avuto questo sentore, ma non aveva capito di quale debacle fosse indicativo. Ma basta guardare quel che è successo in Emilia, in Liguria, in Piemonte, nelle politiche e nelle amministrative: il segno distintivo è stato lo scomparire della Sinistra Arcobaleno ed il rafforzarsi - con percentuali simili - della Lega (ma ci ritorniamo dopo).
Parliamo quindi di "regioni (un po' meno) rosse", ma la questione non è solo geografica (oppure si: esser comunisti è anche un luogo dell'anima, giusto?): abbiamo perso la cartina che ci portava ad una solidarietà trasversale, non solo economica, ma anche sociale e culturale.
Così accade che in Parlamento non c'è nessun comunista, ma abbiamo (almeno) un fascista dichiarato.
Però se solo il 3,5% degli elettori ha scelto di appoggiare un'idea, rivendicare un'appartenenza, credere in un programma (che significa anche lottare per la tutela dei precari, dell'ambiente, dei diritti individuali, della legalità) significa forse che il rimanente 96,5% vuole l'opposto?
No, sarebbe stupido pensarlo, però è anche vero, ad esempio, che la "territorialità" della Lega è indicatrice d'un malessere che avrebbe un facile sfogo - tra le tante cose - in un razzismo che fa pochissime distinzioni.
Magari colla sinistra radicale si andava verso un multiculturalismo peloso, ma è più facile ragionare sul secondo, che guarire dal razzismo.

Ma la questione è un'altra.
Una sinistra extra-parlamentare è vista come un potenziale pericolo, specie coll'abbandono dell'alfiere del pacifismo Bertinotti (l'unico comunista tollerato da Silvio).
Il ritorno al governo della Destra potrebbe significare anche un ritorno di un simil Pollari nei servizi segreti che, a sua volta, potrebbe significare un acuirsi della strategia della tensione che terrebbe sotto ricatto politico il Pd.
Un esempio?
Immaginate quando accelereranno i lavori nei cantieri della Tav in Val di Susao quelli per la base USA Dal Molin a Vicenza. Nuovi picchetti e manifestazioni.
La sinistra radicale schierata a fianco dei comitati cittadini. O dei centri sociali. O dei disobbedienti.
Volano i manganelli ed i sassi. Forse le molotov. Una carica pesante. Contusi. Magari ci scappa il morto.
Stampa e tv filo-governative punteranno il dito sui comunisti redivivi e facinorosi.
Immancabili dibattiti parlamentari. E la domanda d'obbligo degli indignati vassalli di Silvio sarà: da che parte si schiererà il Pd, colle forze dell'ordine o con i no global comunisti? (allora il nemico Di Pietro potrebbe tornare utile alla nuova maggioranza, quando si tratterà di difendere - senza se e senza ma - i tutori della legge).
Oppure facciamo un'ipotesi ancora più inquietante:e se venissero fuori volantini, o peggio, attentati di qualche nuova falange delle Br?
Durante gli anni di piombo i più forcaioli verso la sinistra extra-parlamentare eran proprio gli esponenti del PCI: la DC, grazie alla strategia della tensione, teneva stretta la barra del comando dell'ordine sociale, costringendo il PCI a disconoscere e condannare qualsiasi movimento critico verso il sistema compresi quelli non coinvolti nella lotta armata, e tutto sotto l'occhio vigile di buona parte della magistratura che faceva da braccio inquisitore a difesa dello Stato (e dello status quo).
Adesso, per far prima, la lotta all'eversione è lasciata in mano alle forze dell'ordine dove qualcuno potrebbe sentirsi libero di "calcare la mano" vedendosi legittimato da un governo "amico" (vedi Genova 2001) e magari anche sulla base di dossier allarma(n)ti dei Servizi italiani ed esteri (vedi il sequestro Abu Omar).
Alla fine, per amara ironia, avverrebbe che, mentre negli anni di piombo, il PCI perseguiva gli eretici della lotta rivoluzionaria armata che "crescevano" all'interno del proprio “bacino di appartenenza” , ora la “fonte d'un nuovo pericolo eversivo” non solo risulterebbe "traslata" tutta a sinistra, ma coinciderebbe, tout court con gli eredi del PCI - Rifondazione e Comunisti Italiani in testa - che tutti scorderanno essere stati sia per due volte al governo, che, per decenni ,legittimamente eletti nel parlamento. Qualcosa di simile a quello che è avvenuto con il Sinn Fein o con Hamas per intenderci.
In quest'ottica il Pd è la versione (malamente) annacquata di quel che era il maggior partito dell'opposizione degli anni '60/'70/'80: inoltre qualsiasi ricatto morale e politico avrebbe una valenza diversa rispetto a quelli portati avanti dalla DC nei confronti del PCI, almeno sino alla caduta del muro: un ricatto, ora, semplicemente servirebbe a Silvio ad attuare il suo programma costringendo sempre il Pd sulla difensiva (un'operazione simile era avvenuta con le commissioni Mitrokhin e Telekom-Serbia: quando c'era in discussione qualche disegno di legge che faceva indignare l'opposizione di centro-sinistra, sui mass-media - specie quelli nell'orbita di Silvio, guarda te - arrivavano rivelazioni quanto meno telefonate [e comunque false] che costringevano nell'angolo l'opposizione).
Praticamente si tratterebbe d'un mix, micidiale, di passato remoto e prossimo.
Dietrologo?
Forse, ma sono in ottima compagnia, perché l'allarme su un ritorno dell'eversione rossa l'ha lanciato - di sfuggita - il sempre informato ex emerito Presidente della Repubblica ora Senatore a vita Cossiga Francesco.

Comunque lasciamo da parte la dietrologia: un aspetto positivo dell'assenza della sinistra antagonista in Parlamento significa, giocoforza, un rinnovato interesse per il territorio, specialmente dove la sinistra era storicamente radicata: un luogo su tutti: nelle fabbriche.
Anche Giordano ha riconosciuto questa distanza, quando gli han fatto presente che la Lega ha "pescato" tra operai e sindacati (con tante differenze rispetto ad un PCI degli anni gloriosi. Una su tutte, come scrivevo prima, la mancanza di solidarietà.
Parlo con un collega gongolante per la vittoria della Lega. Ha gli occhi sbrilluccicosi quando mi dice di federalismo fiscale, di immigrati da cacciare, di straordinari da detassare.
- ecco, bravo - lo fermo io: - gli straordinari detassati: ma ti sembra logico che per guadagnare più soldi uno debba lavorare una, due ore in più al giorno?
- e allora? - mi fa lui: - non facciamo così anche adesso? Almeno ci guadagnamo di più!
si, ma nella nostra fabbrica siamo fortunati ché il lavoro non è pesantissimo. Chi lavora in una fonderia che fa? Rischia di ammazzarsi per lo sforzo e per guadagnare cosa poi? Un funerale colla vedova e gli orfani in testa?
- e che cazzo me ne frega?
- perfetto. Però ci hai pensato che aumentando le ore di straordinario si impediscono anche nuove assunzioni?
- Io un lavoro ce l'ho e penso per me. Cazzi loro se non lavorano.
- ah, beh, se son cazzi loro... però non lamentarti se in azienda i capi reparto faranno a chi figlio e a chi figliastro quando gireranno per chiedere chi si ferma la sera.
- faranno che...?
- cazzi tuoi, amico mio, cazzi tuoi - e me ne vado, pugni stretti e labbra serrate.
Ora magari ne ho trovato proprio uno stronzo-stronzo, però credo non sia solo. Spero che stronzi simili li abbia cagati un intestino pigro, almeno così ce ne saran pochi in giro, ma ci credo poco: visto quanto sono operosi qui, gli sfinteri staran facendo gli straordinari).

Mentre scrivo, alla radio, Sacconi del PdL parla di reintrodurre ciò che era stato pallidamente tolto alla legge 30 dal governo Prodi. (Per Silvio la precarietà del lavoro non è né un problema proiritario, né un problema tout court, al contrario di quanto sostenga chiunque sia dotato di buonsenso [persino il mago Walter l'ha detto], per lui risolvere il precariato collima col sistemare quello scapolone del figliolo Piersilvio).
Mentre scrivo, alla radio, qualcuno ricorda che il mago Walter vuole formare un governo ombra.
Mentre scrivo mi viene in mente - come un dolore lancinante - il concetto di "Stato nello Stato".
Inasprimento del mercato del lavoro. Governo ombra. Stato nello Stato. Pericolo di eversione armata.
Qualcuno , tanto tempo fa, disse che "dalla Storia si impara che dalla Storia non s'impara".
O, per dirla meglio colle parole di Gramsci: “L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva: la storia insegna, ma non ha scolari”.
Penso sia vero, visto che non abbiamo mai smesso di vivere in tempi interessanti.
postato da: visko alle ore 08:46 | Permalink | commenti
categoria:politicanti, le cronache periferiche
sabato, 12 aprile 2008

Questa campagna elettorale è stata loffia: ormai è un fatto sì palese che scriverne diventa pleonastico.

Persino negli ultimi cinque giorni, dove si parla di "fuochi artificiali", vai a vedere e si tratta dei soliti tricche tracche e castagnole.

Però mai come in questa campagna elettorale si nota la distanza tra problemi (irrisolti e strascicati) del Bel Paese e questi nuovi programmi elettorali, tutti tesi a rialzare l'Italia, rialzare la politica, se po' ffa e fortuna che Silvio c'è.

La vera peculiarità della campagna elettorale sta tutta nella sua somiglianza ad una risoluzione dei conti bipartisan: tanto a sinistra (Pd vs Sinistra Arcobaleno) quanto a destra (Pdl vs Udc); una risoluzione a cui gli elettori son chiamati (non solo) a testimoniare. Come? Votando, ovviamente.

Da qui tutti gli appelli al voto utile (a cui s'è aggiunto l'altro appello al furbissimo - s'è Italiani mica per niente - voto disgiunto) che altro non sono che la maniera di stabilire i rapporti di forza tra Grandi e piccoli, lasciando che a fare da carnefici si sia  appunto noi elettori.

Questo non vuol dire che i rapporti di forza si risolveranno completamente, cioè: se vincesse Veltroni per uno scarto minimo nulla toglierebbe a Bertinotti di chiedere un patto di governo per il bene comune, idem un Casini con Berlusconi: per amor patrio scurdammece 'o passato. Semplicemente significherebbe un ritorno-con-coda-tra-le-gambe dei piccoli nell'alveo dei Grandi.

Ovvio che questa mia sia solo un'ipotesi, nè più nè meno come quella d'un governo di larghe intese Veltrusconi.

Alla luce di ciò allora tutte le polemiche extra-programmi dei due Grandi assumono una luce diversa.

Prendiamo, ad esempio, il caso Pizza: un coacervo di assurdità e paradossi grotteschi.

In un primo momento la sua DC viene esclusa dalla corsa elettorale perché, a dire del Ministero degli Interni, il suo simbolo è troppo simile a quello dell'UDC.

Tranne poi essere riammesso dal Consiglio di Stato perché - sic et sempliciter - il buon Pizza è l'unico vero detentore del simbolo dello scudo crociato, nonché legittimo erede della Democrazia Cristiana (da qui l'altro paradosso: tutti quanti, nei due schiaramenti ed oltre, a rivendicare con commozione ed orgoglio l'essere ancora democristiani, e non rinnegare la loro storia e poi si lascia che il partito da cui son discesi come scimmie da un albero, scompaia dalle liste col suo carico di manco l'1%. Son più democristiani nei comportamenti cinici che nell'appartenenza pelosa).

Ora Pizza aveva richiesto due cose: che la sua Dc ricomparisse sulle schede elettorali (dove?! Che manco c'è spazio per mettere le scritte minime) e che, per recuperare tutta la propaganda perduta, le date delle elezioni si spostassero.

Inutile dire che entrambe le richieste, per quanto legittime, erano impraticabili.

La data elettorale non si sposta perché sarebbe incostituzionale farlo, reinserire il simbolo sulle schede significherebbe invalidare il voto degli Italiani all'estero (che ovviamente si sarebbero recati in massa a mettere un'altra croce sullo scudo crociato).

Come si fa?

Eh, come si fa: si punta sul senso di responsabilità del buon Pizza, che prima cincischia, poi, strattonato da più parti (ed eroe per un giorno: "vero che Berlusconi le aveva promesso un posto da senatore?", Pizza: "noi siamo alleati del PdL, ma non siamo in vendita"), cede e rifiuta di partecipare (la prima cosa che ho pensato è che il prezzo di Pizza ha trovato acquirenti sul mercato poco schizzionosi: avrà avuto una buonuscita [non]elettorale e ciao ciao Democrazia Cristiana. Però sono io malizioso, solo perché il malign'allign'in me).

Morale della favola: in un paese dove la mozzarella ed il vino sono avvelenati o adulterati, Pizza ci ha salvati, per così dire.

(Se siamo quello che mangiamo, capisco anche da dove saltano fuori l'uommene 'e mmerda.)

In realtà la vicenda ha un altro finalino in cui si dice che i vari Tar in materia possono dir nulla e che a dire l'ultima parola deve essere il Parlamento. Per cui state tutti un pochino cagati, please.

Sempre sulle schede, arriva la polemica dell'acqua calda. I simboli delle liste son troppo vicini tra loro, ergo: c'è rischio di invalidare le schede se una mano poco accorta traccia una X troppo ampia.

Al che Bossi urla al riarmo, per l'ennesima volta le genti padane son invitate a riabbracciar fucili come tose contro la Roma vessatoria e iniqua.

Seguono: reprimenda da parte del mago Walter: il principale esponente della parte avversa vuole Bossi come ministro? Uno che fa imbracciar fucili e giurare i candidati a Pontida? il tutto con tanto di lettera indirizzata a Silvio in cui - poste le sostanziali differenze tra i due programmi - si chiede di sottoscrivere alcuni concetti di base per svelenire il clima (avvelendandolo per paradosso): l'Italia è unita, la bandiera è una sola, l'inno ufficiale è quello di Mameli. Prima segue uno smorzamento dei toni da parte di Silvio: ma sappiamo tutti com'è Bossi, lui parla per metafore e poi che ministro e ministro: è malato. (Auto-smentita sulla storia della malattia e tutti vissero felici e contenti, facendo i debiti scongiuri, ovvio), poi sostiene che la lettera di Veltroni è irricevibile e non per colpa di Poste Italiane, ma perché il latore della missiva ha patente alcuna per insegnar l'amor patrio a chicchessia, soprattutto perché il latore è figlio di quel PCI che ha raccolto soldi dal KGB, indi è portatore di un'ideologia che ha prodotto e continua a produrre morti su morti e sofferenza e via colle solite cose che Silvio dice come se gliele avesse prescritto Adam Smith in persona.

E tutto questo una decina di giorni fa.

Giorni di pulmann democratici e camper della libertà, e di piazze gremite, e di nomi non fatti (per allontanarci dalle altre campagne, dice il mago Walter, così Silvio, come abbiam capito, diventa il principale esponente della parte avversa o una cosa simile, tant'è che Silvio ricicla una vecchia battuta della campagna '06: "Veltroni non osa dire il mio nome, Silvio Berlusconi, perché due verità di fila lo manderebbero in crisi". Detta dall'uomo che si smentisce addosso con la stessa facilità con cui gli infanti fan la puppù, fa un cert'effetto).

E intanto viaggiano per mari e monti, ma soprattutto per campagne, perché - come tutti ben sanno - qui, una volta (come adesso) è tutta campagna. Elettorale, of course.

Assodato che questa terra italica si percorre, (terra negra perco[r]ssa e inaridita), se ne parla anche?

Massì, se ne parla, un po' così, tra rialzismo e ma-anchismo, ma se ne parla.

Per esempio, la questione salariale.

Il mago Walter ha abbandonato al momento la strada della detassazione della paga oraria per imboccare il vialone del salario minimo garantito per i somministrati: mille euri al mese.

E qui m'associo alla Rossana Rossanda ed ai dubbi suoi esternati sul Manifesto di ieri: bello, bravo, bis. Ma chi li paga sti mille euri? Le aziende che richiedono i somministrati che ivi prestano opera? Le agenzie di lavoro che somministrano i suddetti alle aziende di cui prima? Lo Stato Italiano? E con quali soldi se il mago Walter ha detto che non vuol aumentar le tasse manco per le rendite finanziarie a cinque/sei zeri?

L'altro, l'infante settantenne, ha detto che si detasseranno gli straordinari, le tredicesime ed i premi di produzione. Per cui, se vuoi della pilla, ti tocca laurà e laurà nun l'è un bel laurà se t'ammazzi di lavoro.

I rimanenti che dicono?

E che volete che dicano: da sinistr'estrema, passando per gli accentrati e finendo per gli oltrestoracisti forzanuovanti, è tutto un detassaraiutarfamigliaffittipopolari, ma come non si spiega.

L'unica cosa certa è la fermezza d'una loro (di tutti) frase che vieppiù s'ascolta, vieppiù diviene inquietante: i soldi ci sono. Lo sanno tutti che ci sono. Dove siano è il mistero.

Allora - improvvisa e nitida - mi soccorre la memoria cinefila e vedo tutti i nostri leaders incolonnati colle loro auto (e pulmann e camper e tir) a percorrere una strada snodata di tornanti e assistono al sinistro d'una decapottabile che vola oltre il ciglio della strada per precipitar in una scarpata e scendon tutti e lo attorniano, l'incidentato, ma lui ormai è prossimo a spirare e prima di farlo delira e delirando dice che c'è questo tesoro sepolto sotto una grossa, enorme W e tutti a guardarlo tra l'incredulo e l'avido.

Ecco i soldi sono sotto un enorme W. A Palm Beach, facile no?

Ma l'Italia non è solo per terra, ma anche per mare e per l'aere.

Una compagnia aerea che fa acqua da tutte le parti entra di volata nella campagna elettorale.

Spinetta (accento sulla a), Prato, il governo, i sindacati. E l’immancabile Silvio e la sua cordata coi-figli-sì-coi-figli-no: i protagonisti dell’ennesima psicofarsa italiana.

Così un refolo d'aria arriva dallo spiraglio dopo l’abbandono del tavolo delle trattativa da parte di Air France e le dimissioni del presidente di Alitalia, il massimalismo dei sindacalisti che puntavano forse sulle cordate  annunciate e mai palesate per calcare la mano.

Sull'affare Alitalia sono due le questioni che non vedo chiare:

1. sarebbe bello sapere perché le privatizzazioni italiane non funzionano quanto le nazionalizzazioni degli altri paesi: Air France è pubblica, salvata con forte iniezioni di denaro pubblico d’Oltralpe e funziona, invece Alitalia ha ciucciato soldi come un pozzo nero affamato ed ora si pretende che chi la compri lo faccia a prezzi congrui, se la compagnia di bandiera italiana li valesse, ovvio.

La colpa di chi è? Dei sindacati dei piloti? Ma si, anche. Di certo la bancarotta Alitalia ha responsabilità multiple, comprese quelle relative a sto cazzo d’aeroporto di Malpensa, altro pozzo artesiano di finanziamenti. Il punto però riguarda le volontà (e le incapacità, se poi queste sono volute il cerchio si chiude, anzi si muta. In spirale) delle parti in causa, non ultime di quelle istituzionali presenti, passate e future. Perché sfruttare elettoralmente le difficoltà non solo quelle della società, ma soprattutto di chi di quel lavoro ci vive, è ipocrita e anche un po’ disonesto.

2. si parla d’Alitalia come se il problema riguardasse solo ed esclusivamente i posti a rischio e le perdite in borsa e non si considera che si tratta d'un’azienda che deve trasportare merci e, soprattutto, persone in giro per paesi.

Comunque vada a finire, che qualcuno si ricordi che una società di servizi funziona davvero quando i servizi sono convenienti e competitivi, altrimenti siamo punto e a capo. Che difendo a fare la bandiera quando poi ho aerei low cost che mi portano in giro ad un terzo del prezzo d’Alitalia?

Altro esempio di sciacallaggio elettorale gira attorno all’expo’del 2015 a Milano.

Arriva Silvio e dice: macché governo Prodi, se non c’ero io e le mie amicizie coi capi di stato coltivate durante i miei 5 anni di buon governo col cazzo che veniva scelta la capitale morale anziché Smirne.

Ora conosciamo tutti le tecniche diplomatiche di Silvio. Tolta la mimica simpatica (corna docet), non lesina sull’ars amandi di cui è indiscusso maestro, come diede prova (orale) raccontando d’aver corteggiato la presidentessa della Finlandia Tarja Halonen affinché Parma fosse designata come sede dell'Aesa nel fin troppo vicino 2005.

Allora sarà lecito sospettare che abbia dato via il culo per convincere i membri della commissione dell’expo’?

E così m'arrovello, perché stavolta, per quanto mi sforzi, proprio non riesco a capire la ggente. Un tempo m'ero armato di pazienza, registratore e pelo sullo stomaco e m'ero recato ad un raduno forzitaliota in quel di Modena: non riuscii ad entrare, ma il polso del popolo festante l'avevo tra le mie dita auscultanti e la temperatura la rilevai.

Ora no, non riesco.

Sento Silvio dire: il primo consiglio dei ministri lo terrò a Napoli e ivi resterò sino a che non si risolve la questione munnezza.

E perché? Perché lui è, si, un bauscia, ma si sente anche mezzo napoletano. Non per niente, quando ha un po' di tempo libero, scrive canzoni e le scrive in napoletano.

Aaaah, ecco...

Ora un nesso tra il soggiornare a Napoli, scrivere canzoni e risolvere il problema munnezza (che i più acuti di voi hanno capito essere ben oltre i sacchi per le strade. Io ci metterei la firma se il problema campano fosse quello dei sacchetti sui marciapiede che fanno chiudere questo o quel ristorante, con tutto il dispiacere per gli esercenti, ovvio, ma questo è un discorso che magari si tratterà a parte) non riesco a trovarlo, ma di certo sarà frutto di una conoscenza a me avulsa, che magari s'aiuta con unavisionaria follia (o demenza allucinata).

Magari s'apre la volta celeste e, circonfusa da luce divina, una pattuglia di angeli pietosi e muniti di mascherine scende e si porta via tutta la munnezza nell'alto dei cieli, secula seculorum.

O un'onda carezzevole, gentilmente offerta dal dio Poseidone, si protende dal mare e raccoglie i sacchetti.

O si spalanca una voragine per intercessione del dio Vulcano e tutto il percolato ci cola dentro neutralizzato dal nucleo lavico del nostro pianeta.

O tanti ufo ripuliscono ben bene coi loro raggi antigravitazionali e visto che per loro la nostra munnezza è un cibo prelibato, per ringraziarci ci donano una cura per il cancro, una tecnologia per ricavare energia pulita dalla forfora e tre ricette: una per la fame nel mondo, un'altra per la pace nel mondo e l'ultima per non far impazzire la maionese quando la prepara una donna mestruata.


E gli outsider, specie quelli oversize?

Aborto? No, grazie, predica Ferrara che, a quanto pare, ha bisogno di emozioni.

Emozioni che assimila facendosi bersagliare da uova, pomodori, prezzemolo. Modo alquanto originale per integrare la dieta.

Poi uno dice che Veltroni gira per le case degli italiani a scroccare cene (vero. Tant'è che pare abbia smesso questa pratica, diciamoci la verità, un po' fuori luogo.Oppure l'ha continuato a fare di nascosto, vallo a sape'. Comunque il vizio si fa presto a farglielo passare: lo si invita e gli si prepara - per lui solo, gli altri a digiuno - un po' di pasta col burro rigorosamente da discount facendolo accomodare accanto al nonno rincoglionito che gli vuole assolutamente mostrare i punti dell'operazione all'ernia e, mentre cerca sia di mangiare che di dissuadere gentilmente il nonno colle brache già calate , lo si guarda come lo guarderebbe un bambino delle favelas affacciato sulla vetrina d'una pasticceria).

E che dire di Casini che tira fuori un antiberlusconismo duro e puro dicendo ora quello che tutti si sapeva da tempo  (cioé: "ehi, ragazzi ma... ma Silvio in cinque anni s'è fatto - sic et sempliciter - i cazzi suoi e quelli degli amici!!!"  Nooooo... Ma cosa dizi maiii?!) come se lui, in quegli stessi cinque anni, fosse rimasto inscatolato ed attaccato ad un tubo per fornire energia ad un mondo di macchine alla Matrix. No, Pierfurby, non sei Neo, non hai preso nessuna pasticca rossa per tornare nella realtà: anzi eri uno di quelli che dava le supposte zigrinate spacciandole per salvavita durante quell'indimenticabile lustro, per cui...

Last but not least, proprio per indicare l'attualità della campagna elettorale, vengon fuori tre cavalli di battaglia, quasi degli evergreen, da quindici anni a questa parte. Li metto in ordine di vetustà: prima il meno, poi il più.

1. il controllo di sanità mentale per i giudici, specie i pubblici ministeri (pezzo forte del lombrosismo berlusconiano. Quel di cui ci si dovrebbe preoccupare non sono le turbe psicologiche dei magistrati, ma semmai l'estrema lucidità di alcuni di essi, perché il pericolo viene sempre da calcoli ed interessi, a volte personali, a volte per favorire amici e amici di amici). Silvio dice che l'idea è d'un'eminente personalità politica: l'ex presidente, senatore a vita Cossiga Francesco e ho detto tutto.

2. la revisione dei testi scolastici, troppo sbilanciati a favore della Resistenza. Il perché - solfa solita e ritornante come certe infezioni recidive - è evidente (almeno per chi lo espone): le case editrici, le università, l'intellinghenzia tutta è in mano ai comunisti.

Semmai la novità è "come" è stato detto: un video su youtube. Quando si ritorna al "chi", spunta fuori una  vecchia conoscenza, il buon Marcello Dell'Utri che ne dice di cose, eh, se ne dice (ad esempio: l'astinenza sessuale porta ad una maggiore serenità nell'operato ed è ciò che Dell'Utri consiglia ai politici. Da qui ne consegue che se si indossa anche il cilicio, si può ambire all'olimpo dei padri della patria),

3. sempre lo stesso Marcello, sempre nella stessa intervista (condotta da Klaus Devi che è un ensamble tra un opinion maker, uno spin doctor, ed un modello per acconciatori anni '30), parlando di Mangano lo stalliere dice che è un eroe. E perché? Perché, ammalato di cancro, ha preferito morire in carcere, piuttosto che essere libero vendendo Dell'Utri e Silvio.

Non voglio sottilizzare sul confine labile che separa la lealtà, dall'omertà e dalla delazione.

Mi limito a ricordare - come ha giustamente fatto anche Anna Finocchiaro - che eroi dovrebbero essere le vittime della mafia, non i mafiosi.

Ma alla fine, per chi voterò?

Sull'ultimo numero di Micromega c'è la parata del menopeggismo e lì non ho trovato alcuna ispirazione (un vago sentore di Lista Di Pietro, ma più per la presenza di certi nomi della società civile e per lo schierarsi a  suo favore di Travaglio, sentore che m'è passato rapidamente).

La Sinistra Arcobaleno potrebbe interessarmi per principio, ma se i miei principii devono portarli avanti rappresentanti come Bertinotti o Pecoraro Scanio, preferisco vivere.

Ci sarebbe la Sinistra Critica o quell'altra di Ferrando: un plauso alla coerenza, ma sembrano essere lì più per tenere in giro falce e martello che a rivoluzionare il sistema.

I socialisti tengono dentro gente come De Michelis. E volevano tirarsi dentro il martire Clemente.

Alla fine sono le piccole persone che rovinano i grandi ideali.

(A proposito di persone: l'oscar per miglior testimonial va proprio ai Ps di Boselli che ha scelto nientepopodimenoché Gesù Cristo, indicato, negli spot, come il primo socialista della Storia, suscitando così le ire della Chiesa e dei cattolici tutti.

In effetti non è poi mica tanto sbagliata come associazione di idee quella avuta da Boselli & Co.

Ad hoc ci starebbe bene un qualche vangelo apocrifo che certifichi questa tesi, qualcosa che dica, non so... che non tutti i mercanti furono cacciati dal tempio, ma solo quelli che non avevano pagato la tangente o che in realtà Gesù non è mai stato crocifisso perché, sfuggito all'arresto, è stato, si condannato a morte in contumacia, ma ha finito i suoi giorni in una villa ad Hammamet e, dopo la morte naturale, è salito alla destra dei padri del socialismo, in ottima [relativamente] compagnia.

Questa ipotesi d'una fine in esilio risolverebbe anche un paradosso teologico coi controcazzi, perché, se davvero Gesù fosse stato il primo socialista della storia, delle tre, sarebbe finito sulla croce sbagliata...)

Cosa resta? La scheda bianca?

In effetti anche il partito del non-voto-motivato è stata un'idea che m'ha galvanizzato.

Entrare nel seggio, farsi dare la scheda, non entrare nella cabina, ma rivolgersi al presidente e chiedere di mettere al verbale che non si vota per un determinato motivo ("non mi sento rappresentato da alcuno", "è tutt'un magnàmagna", "m'è apparsa la madonna a braccetto co' padre Pio e m'hanno detto non votare", ecc.). Ganzo!

Poi scopro che  che non si può verbalizzare alcunché del genere, bensì le anomalie riscontrate durante le operazioni di voto, per cui ciccia.

Che fare?

Non lo so.

Al momento sono per l'astensione. Mi pesa, ma non riesco a farmi coinvolgere in questo gioco delle parti.

C'è questo giorno solo per riflettere, ma se per caso vedessi qualche ufo smaterializzare le ecoballe nel giro d'una notte, il mio voto, promesso, finisce a Silvio.

p.s.

Siccome questo è un post "work in progress", l'ultima notizia che aggiungo è quella dell'indisponibilità di Silvio, in caso di vittoria, a cedere la presidenza d'una delle due camere al Pd: lo farebbe solo a patto che Napolitano si dimetta dal Quirinale, motivo: oltre le università, le case editrici e via discorrendo, anche le istituzioni sono rosse, ergo: troppo potere in mano ai comunisti.

Poi ovviamente c'è l'immancabile rettifica: "si tratta d'un'ipotesi di scuola" (sarà una delle tre nuove "i" per la riforma della pubblica istruzione: ipotetica, incosistente, ih che figur''e mmerda): non chiederebbe mai le dimissioni di Napolitano perché lui al presidente ci vuole bene e gli augura un settennato pieno di gioia e felicità, ricchezza e buona salute. Per quelli della seconda decade invece...

aaah, santa pazienza...

Comunque c'è poco da ridere: uno dei sogni mica tanto reconditi di Silvio è fare il Presidente della Repubblica, visto che, malgrado le aderenze con le Alte Sfere Celesti, non ha (perlomeno: non ancora), la cittadinanza vaticana. No dico: roba da cambiare il pater in senso più "familistico": nel nome del Padre, del Figlio e del Grande Fratello...

In ogni caso pensateci un attimo a quest'ipotesi scolastica: Silvio presidente della Repubblica, Fini presidente del Consiglio, Calderoli al Senato e Gasparri o Bondi alla Camera.

E Ratzinger come papa, (ovvio  visto che non possiamo ancora sloggiarlo e comunque si trova tranquillamente seduto alla destra di Silvio anche lui).

...

Ripeto: pensateci un attimo, poi mi saprete dire.

Quando ci vedremo sull'Appennino ad organizzar la resistenza.

Hasta luego. Siempre.

postato da: visko alle ore 15:47 | Permalink | commenti
categoria:politicanti, le cronache periferiche
venerdì, 22 febbraio 2008
Sei in Germania.
E quando sei lontano dalle tue lande, quando metti due confini tra la tua nazione e quella che ti ospita, quel che osservi non lo capisci a primo acchito.
Ti pare di vivere in un sogno balordo, dove intuisci si stia parlando di fatti che dovrebbero riguardarti, ma tutto avviene in una lingua a te incomprensibile.
Un po' come avere la febbre altissima: osservi e tutto pare falsato da allucinazioni, non ci vuoi credere a questo immane precipitare, questo tracimare, esondare, smottare, franare: sei l'occhio che osserva e, al contempo, sei l'Occhio del Ciclone, nel centro immoto che testimonia al centrifugare intorno.
In questo vortice tutto avviene.
E, questo tutto, avviene tutto assieme.
"I segnali c'erano, cazzo, se c'erano!", pensi mentre un immaginario sudore scorre copioso, un sudore freddo di febbre delirante, che ti inzuppa come se stesse piovendo fortissamamente perché non esiste uragano senza pioggia rabbiosa e tu sei colto di sorpresa, col solo tuo stupore a farti da ombrello.
Quali erano gli ultimi,incredibili indizi dell'imminente crollo totale?
Mastella dimissionario? Delirio! No, non è possibile!
Papa Ratzy che ha paura di parlare alla Sapienza? Maddai!
E, ancora prima, De Gennaro a Napoli ad occuparsi di munnezza e la munnezza che brucia e brucia ancora e non se ne salta fuori se non menando e menando forte - manganelli contro sputazzate e insulti e picchetti - cosicché anche gli occhi tuoi bruciano tanto da farti chiedere se questa smania lacrimevole è per la febbre metaforica o per fumo acre che non respiri, ma che sai ammorbare l'aria della tua città natale?
Oppure no, l'indizio evidente era inscritto nella moratoria contro gli aborti, "genialata" di Giulianone?
O, ancor prima, nella censura a Travaglio quando avrebbe dovuto parlare di Craxi su Canale5, o in quella a Luttazzi? O gli indizi erano sparsi nei provvedimenti disciplinari verso la Forleo e De Magistris?
...
No, per quanto ti impegni - e questo delirio febbrile non aiuta - non riesci a stabilire una cronologia plausibile: non riesci ad inanellare quella teoria di date ordinate che permettono di farti, se non una ragione, almeno una lista dei disastri. Tenti, ma nulla da fare: stilare questo calendario è impresa improba: forse ci riusciranno gli storici, del resto è il loro lavoro spiegare, a posteriori, alla posterità, no? (e compito dei posteri, come ben si sa, sarà revisionare tutto a loro discrezione).
Intanto barcolli, le forze calano e cerchi un punto di equilibrio.
Non sei schizzinoso: va bene qualsiasi punto, finanche un punto critico: l'importante è puntellarti ed aspettare.
Così fai vagolar lo sguardo obliquo ovunque, perché i punti critici - stronzissimi - si moltiplicano dinanzi all'ubriacatura che ti stona e stronca.
E sono così tanti che li puoi fissare come una foresta di spilli su una cartina geografica: l'Atlante dei Luoghi Comuni 2007/2008.
Quale scegli: Napoli mefitica? Roma castarola & chiesarola? Ceppalopoli?
Oppure, aguzzando questi occhi lacrimanti, il punto critico è allocato oltre oceano, nell'America recessionante? O - visione allucinata ed olistica - è il Plasnisfero assurto a Sistema Tutto, coi Lunedì, i Martedì, Tutti i Santi Dì Neri delle Borse ed il rallentamento del mercato mondiale? (compreso quello dell'auto per cui molti dei metalmeccanici contrattati [malamente] tre giorni prima della crisi lavorano [tra cui te])?
Tanti, troppi punti critici, per cui più che puntellarti, ti ci sdrai, come un idolo rock che va a spasso su un magma di braccia alzate in adorazione, manco fossi il papa nella settimana della Cristianità.
Così ti affidi a questo mare di palmi sudati e reggenti, chiudi gli occhi e beccheggi - guscio di noce nella piressia brucellosa - sapendo che questa è la summa delle criticità e il tuo prossimo compito dovrebbe essere il raccogliere i bandoli come un Perseo o seguire le piste come un detective di CSI o ancora esplodere il disegno come un architetto di fama.
Ma questi sono lavoracci infami, perché...
Perché sei un Perseo tourettico ed il gomitolo è di affilata lana di vetro che taglia le dita con cui lo stringi ed il sangue gocciolante eccita i sensi del minotauro appena dietro l'angolo; perché sei un detective cocainomane e le piste, tu, te le pippi, fottuto ficcanaso dal naso fottuto e dopo ti tocca falsificare le prove restanti in maniera così grossolana che a confronto il RIS di Parma è una compagnia di Nobel integerrimi; perché, caro il mio architetto, il foglio da disegno è impasto di cellulosa e nitro ed alla pressione della mina della tua matita, ahité, esplode e tu esplodi con esso.
Perciò, nella tua mente esaltata e disfatta, tutto è a due facce - una letterale, l'altra metaforica - come quella foto del volto sanguinante di Cristo che si vendeva in giro quasi vent'anni fa, hai capito quale? Quella che apre e chiude gli occhi quando ti sposti per guardarla. Ti muovi di lato: occhi chiusi. Uno scarto dall'altro lato: occhi aperti. Sino all'effetto - deliziosamente grottesco - d'una posizione intermedia dove puoi vedere un Cristo sofferente e straziato, che fa l'occhiolino.
Allora, quando sei ancora nel mezzo della mareggiata critica, pensi ad un concetto e poi lo focalizzi in una parola. La prima che ti viene in mente.
Capri.
No,non l'Isola, ma i ruminanti. Quelli da cui non si trae lana o latte, ma sacrifici. Quelli che non indossi tu, ma che addossano loro le colpe tue. Insomma: i capri espiatori.
Il primo è Clementone, quello che si chiama come un gioco: uno di quei giochi che parlano al popolo-bambino per spiegargli la situazione. Solo che il Clementone s'è rotto proprio perché le parole sue e del suo clan sono state intercettate, per cui fanculo le spiegazioni e fanculo il popolo-bambino.
E lui, il Clementone rotto, ha parlato di piano scientifico, ha parlato di ostaggi, ricatti, ha parlato di paura. Lui, grande e grosso, ha paura perché una frangia della magistratura lo ha toccato negli affetti più profondi. E tutti ad applaudirlo.
(Ecco, a proposito: nei fumi del delirio, i suoni diventano disturbanti ed allucinati quanto e più delle visioni, per cui quell'applauso sembra lo scrosciare del sudore che, a sua volta, somiglia a pioggia battente. E lo stesso applauso - in un sapiente sovrapporsi degno di Oscar per gli effetti sonori coll'applauso orgiastico di qualche giorno dopo, cioé il Giorno della Fine del Governo Più Breve della Storia della Repubblica - diventa la colonna sonora di questa farsa da nove colonne che tratta di quinte colonne. Quelle infami: Diniani, Udeuroti, gente così. Pochi numeri, ma grandi pesi. Corpi minuscoli per masse enormi che vogliono tutto. Assorbono tutto. Come i buchi neri, per capirci. E tu sul ciglio dell'Orizzonte degli Eventi a fissare questo vuoto ingordo in attesa che ingoi anche te... )
Il secondo capro è il capo dello stato più piccolo del mondo. E del più influente. Almeno per noi, nel nostro Stato. Quindi, se ci pensi bene, è uno stato nello Stato che governa in maniera indiretta. Un meta-stato, anzi: una metàstati.
Il professor Joseph Ratzinger che, col nome d'arte di Benedetto Decimo Sesto, ha dolorosamente declinato l'invito ad intervenire per l'inaugurazione dell'anno accademico alla Sapienza. E si che avrebbe tenuto nessuna lectio magistralis, ma avrebbe solo riproposto un concetto già espresso nel discorso all'università di Radisbona (quello che fece incazzare gli islamici), in sintesi: "grazie a Dio, siamo scienziati. Per cui una ricerca scientifica basata sulla morale storicamente acquisita dai cattolici, sarebbe più umana".
Tutti e due vittime, papa e l'ex ministro, il primo di questo governo (così scopriamo dalle parole di Bagnasco, visto che il governo dello stato succube aveva ammesso collo Stato Vaticano che alla Sapienza sarebbero scoppiati i casini se il papa ci avesse parlato) il secondo di questa ormai ex maggioranza (così aveva detto Mastella, finanche stretto sulla poltroncina bianca della Terza Camera vespiana [o vespasiana?]: lo immagino ad agitarsi senza potersi, ahilui, spaparanzare, argomentando, mentre parossisticamente inarca le sopracciglia che le sue son pressioni politiche, che così fan tutti, che è la prassi, che è universale [almeno in Italia].Da cui desumi che gli onesti sono mosche bianche. Gli onesti sono gli emarginati. Gli onesti sono la Leggenda).
E tutti - meno che gli onesti - sono i protagonisti d'un film catastrofico in cui cambiano sempre di ruolo.
Giochi delle parti per spartirsi una torta che non potremmo mai scoprire se sia indigesta visto che non ne assaggeremo mai un boccone.
E chi le fa le (s)partizioni dei giocatori? Quella conta da partita di calcetto da oratorio, con la conta sulle dita rapaci?
Silvio, che ha "comprato" Mastella. Il concetto sulla bocca di tutti: Mastella non molla mai una poltrona se non ha culo coperto. Il traditore. E Dini? Idem. Ma che gli è stato promesso? Salcazzo.
E il papa? Anche lui l'ha comprato Silvio? Facile: il papa è schierato alla sua destra, almeno così fa capire la CEI: prima ha criticato personalmente l'amministrazione Veltroni per incapacità d'una politica sociale e degrado capitolino,(roba da alzarsi e dirgli: non ti metto le mani addosso perché sei un vecchio. Pensa agli stupri e le morti tra le guardie svizzere poi parli degli altri ed andare via, sbattendo la porta, prima che qualcuno possa replicare su quel prato di plastica verde a Villa Borghese, che costa una follia ai cittadini di Roma), poi la bordata della Cei al governo ora defunto per il rifiuto di presenziare alla Sapienza.
Solo che ci si siede mica così alla destra di Silvio, aspettando che lui e solo lui detti le regole, così ascolti - ormai ti aspetti di tutto - la CEI che sentenzia su come, in uno schieramento, non possa mancare un partito cattolico. E benedice, quindi, l'Udc con una tale faccia tosta che persino al Vaticano preferiscono prendere le distanze dal Bagnasco: La Chiesa è una cosa, il Vaticano un'altra. Ci manca un trand d'union per sancire la nuova trinità quindi, qualcosa che faccia da Spirito Santo, tipo l'Ipocrisia Benedetta. Il padulo al posto della colomba.
Non sai se indignarti per questa presa di posizione per la CEI riguardo un partito in particolare oppure inquietarti per non aver citato per nulla il centro-sinistra: vorrà dire che nel Pd c'è mica bisogno di fare questi appelli?
Nel dubbio sverresti, anche per la puzza che si sente.
Certi capri cagano sempre fuori dalla tazza. Fa nulla se la cacca olezzi d'incenso. Siamo quello che mangiamo, disse il cagadubbi, mollando un paio di fumanti punti di domanda.
E' vero, per esempio, che si vive insieme e si muore da soli?
Li senti parlare, i due speculanti - Silvio e Walter: e ti accorgi delle effettive differenze e delle somiglianze.
Entrambe inquietanti. Abbassare i toni è la parola d'ordine bipartisan, va bene, sei felice di questo. Poi tutto diventa un grottesco conto di anni: è più vecchio un Berlusconi ultra-settantenne con quattordici anni di forza italia e compagnia bella o un Veltroni cinquantenne e trentatré anni di organicità nel partito PCI prima e poi via via decolorando, sino al Pd, sintesi pulitina e cool d'un compromesso storico mai passato di moda?
(Ma Walter resta sempre con quella cravatta rossa, mentre il cavaliere è nero, chioma bruna, lutto d'abito listato, mamma Rosa che non è più, ma the show must go on, e l'ultimo ricordo di mamma Rosa è quest'intervista dove "quant'è bello il figlio mio, quanto è buono quanto è bravo e quant'è brutto e cattivo Prodi" e il cadavere ancora si sta freddando, che Iddio l'abbia in gloria questa vecchina santa dai lombi farlocchi [o vecchina farlocca dai lombi santi?] ché Altan - Altan il saggio dal sorriso amaro, Altan il filosofo da bile, tanta bile, ma tanta - ha ragione quando scrive - e tu lo ricordi ancora e ancora - che "adesso si specula anche sui morti. L'umanità è come il maiale: non si butta via niente").
Che poi non è proprio vero vero che non si butta nulla.
Via i cespugli.
La memoria è una palude dove i ricordi annaspano nelle sabbie mobili.
Ogni tanto qualcuno s'aggrappa ad una liana e si issa e boccheggia, risucchiando aria e urlando lucidamente ciò che è.
Stavolta tocca all'immagine sfocata del presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che - non rammenti né dove né quando (il ricordo s'inabissa nuovamente in quel fango asfissiante) - disse che quella attuale sarebbe stata la sua ultima esperienza politica. Ché tocca far strada ai giovani.
Ed ora eccolo, candidato premier per la Sinistra Arcobaleno.
E che cazz'è?! Un ritornante? La versione postmoderna del Faust (nome omen) di Goethe?
Non lo sai: non riesci a capirlo. Non VUOI capirlo.
Tutto ciò smonta le tue deboli certezze.
L'unione farà la forza!
Sarà, ma di certo la paura di sparire spinge all'unione. Cespugli unitevi, laddove potete!
O potete o potati, c'è poco da scegliere: se potere è volere, potare è volare. Volare su, in alto, da soli, come sostiene il mago Walter, anzi no: non da soli, ma liberi, perché il libero può anche scegliere, liberamente, i lacciuoli con cui legarti a chiunque altro. Potare e votare, quindi.
E quelli che non vogliono? Si fottano.
Si fottano i Radicali, che vogliono essere liberi ed invecchiare con l'orgoglio testardo dell'ultimo giapponese.
Perché si vive insieme e si muore da soli, no?
Diteglielo al transfuga Giovanardi da Modena, che salta sul carrozzone dei vincitori (quelli che si presumono tali): il PdL.
Diteglielo a Storace, che dalle stalle alle stelle è precipitato ancora nel letame, perché nel PdL non è voluto confluire.
Ditelo a Dini e Mastella, col loro marchio di traditori, che - grazie tante per il lavoro sporco - non si sa come e dove candidarli, perché l'imbarazzo arrossa le gote virginali delle anime belle che popolano il paese.
E chi può, s'accorpa: con tanto di rinfreschi al bar per annunciare che s'è tutti sotto un simbolo arcobaleno comodo perché tutti i colori raccoglie, lasciando però fuori gli attrezzi storici - falce e martello - con indignato disappunto di militanti vecchi e giovani, disappunto affrontato sardonicamente dall'immarcescibile Fausto che ricorda come, nel '48, Nenni per i socialisti e Togliatti per i comunisti, presentarono una lista insieme, lasciando da parte i simboli storici per uno nuovo di pacca (almeno allora): una stella con inscritto il viso di Garibaldi.
Però quelli erano Togliatti e Nenni. Sto giro ci tocca Pecoraro Scanio. Fortuna che non hanno scomodato il muso barbuto del Che, ché a tutto c'è un limite (gli arcobaleni si incazzano? Chissà. Forse, dopo 'sta scelta elettorale, alla fine dell'arcobaleno ci trovi una pentola. Piena di merda).
Aiuto.
Cerchi aiuto: offri la tua costernazione da lenire, il tuo coccolone da coccolare.
I taumaturghi, dove sono i tamauturghi?
Li vedi ospiti - a turno - alla Terza camera, prima l'uno, poi l'altro.
Simili e dissimili, i due comunicatori, quello bauscia e quello radical chic.
Però stavolta Walter conduce il gioco e Silvio insegue.
Partito unico? E vai col partito unico della destra (con Fini che, dopo le sfuriate e le rotture con Silvio dello scorso novembre, s'è ricordato d'avere ancora le palle. In fondo all'ultimo cassetto della sua scrivania, dove di solito si trovano).
Si abbassano i toni perché non ci sono più barriere ideologiche (ergo non più "l'uno contro l'altro armato" cioé nemici, bensì avversari)? E sia: il buon Silvio sfodera ancora il tavolo in ciliegio, però lo vedi che soffre a non parlare di libri neri sul comunismo, che Veltroni indossa ancora la cravatta rossa.
Ma Veltroni, scaltro e svelto come una mangusta, sostiene che non è la cravatta, ma "la luce negli occhi" (parole di Walter) a far capire al tuo interlocutore che dentro te arde la fiamma della politica.
La luce negli occhi: ragazzi, questa è una genialata pura, sei rimasto su a vederlo il mago Walter colla sua cravatta blu a pois bianchi (alla Silvio, of course, così non potrà dire nulla sul colore rosso) e l'unica domanda che poteva mandarlo in crisi l'ha fatta Mario Giordano, il direttore de Il Giornale: "se dovesse fare un comizio con di fianco Prodi, lo farebbe?".
Manco Prodi fosse Dell'Utri. O Cuffaro. O Previti.
Però il mago Walter non cede al tranello: si che farebbe il comizio, colle sue idee e proposte (del mago, intendo), ma il professore è una persona seria a cui tocca essere grati.
E aggiunge, il mago Walter, quel che tu hai sempre pensato: che due anni ti son serviti a capire che il prof è una persona perbene a capo d'una pessima coalizione. E cinque anni di Silvio non sono bastati a capire che s'è fatto solo i cazzi suoi, e, nascostamente, ha dato modo alla casta politica tutta di farsi i propri. Solo che questo il mago non lo dice, lo pensi tu, anche ad alta voce.
Come ad alta voce imprechi quando vedi dove va a sfociare la crociata anti-abortista di Giulianone Ferrara: una sua lista pro-life da presentare al Senato solo nel Lazio e in Lombardia. Una lista contro tutti i feticidi, perché Giulianone non è contro le donne, ma è per la vita. Feticidio?! E che roba è?!
Tocca chiederlo ai poliziotti che han ricevuto una telefonata in merito, in quel di Napoli: attenzione, una donna sta praticando un aborto illegale. Sta commettendo un feticidio! E via, di corsa all'ospedale, purtroppo a giochi già fatti: l'unica è interrogare a lungo la ex mamma, neo feticida, e sequestrare il feto, al contempo prova, corpo del reato, vittima.
Magari lo seccheranno e lo useranno per qualche rito di magia nera. O come ferma carte.
Li senti i brividi?
Saranno queste giornate che partono gelide, col sole serigrafato sull'orizzonte, la brina che vetrifica la campagna?
Eppure sembrano brividi febbrili, da sudori freddi, ossa che strofinano tra loro mentre i muscoli si scuotono in maniera incontrollata.
Hai visioni di Spello, hai un pulmann verde che parte per l'Italia, con codazzo a seguito di giornalisti e cameramen.
Hai un nuovo dodecalogo.
Hai la partita leziosa del mago vs il cavaliere.
Il mago contro il cavaliere: una favola per un paese incantevole che ha smesso di incantare e che s'è incartato. Lo stivale che s'è rotto senza gatto.
Il tacco staccato, l'inciampo sul bilico, l'equilibrio precariato.
Loro sorridono e non si nominano. I loro scudieri caricano le bocche di bava e boli e si sputano addosso chi copia chi.
E gli altri?
Chi ha innescato tutto ciò dov'è finito?
Allora scruti il panorama ed eccolo lì, il Clementone che, smarrita la via (retta o scorretta fa nessuna (differenza), sta seduto al tavolino all'aperto d'un bar: ha lo sguardo perso nel vuoto (Clementone, non il tavolino), in imbarazzo quasi di farsi vedere così (il tavolino. Con questa compagnia, chiunque lo sarebbe).
Clementone ha lo stesso sguardo vacuo che aveva la buonanima dello zio Ciro - uno zio di papà - che, da ironica e sornione, vide mutare la sua osservazione del mondo in bovina e placida. A volte basta un ictus, altre volte un apparentamento mancato.
Un mancamento.
Ormai sei stato portato lontano da quel mare di punti critici su cui hai ondeggiato. Cioé non ti sei allontanato da loro, ma, grazie a loro, ti sei allontanato.
Da cosa?
Fai tu.
La pedofilia dilagante, per esempio, che il segretario Fini (l'han chiamato così. Un radioascoltatore di Radio anch'io, intendo: ormai si sa più come chiamarli questi qui. Sarà che le cariche assunte sono più lente dei voltafaccia esibiti?) curerebbe colla castrazione chimica.
Perché la pedofilia è una patologia che richiede rimedi estremi.
Concordo.
Invece, per i direttori sanitari raccomantati, un ricovero negli ospedali dove si muore postdatati.
E per i proprietari di imperi mediatici che si candidano recidivamente in politica?
Bisognerebbe cavargli via almeno due tv. O, in alternativa, togliere le frequenze ad una rete abusiva. Niente di sovversivo o fascista o chissà cosa: basterebbe applicare la sentenza della Corte Europea.
S'usa il condizionale perché in Italia è il modo che va per la maggiore.
(La condizionale no. Si preferisce indultare a tutt'andare).
Fatto sta che tutti i media in mano a Silvio sparano ad alzo zero sul mago, spostando l'attenzione da un fatto legittimo allo spauracchio.
Non fosse una cosa drammatica ci rideresti su: quasi quindici anni a dare contro a qualsiasi candidato del centrosinistra perché c'erano i comunisti e i comunisti si mangiano i bambini e sfracellano il paese.
Ora che i comunisti non ci sono più, o elettori del PdL, l'unico imperativo è difendere il padrone del vapore, fanculo il paese.
Voglia di cambiare, allora, perché tutto resti uguale? Ti mangeresti le unghie, se fossi aduso a farlo.
Non candidare, nel Pd, l'ottauagenario Ciriaco De Mita, è certamente cosa buona e giusta.
Ma possibile che si debba chiedere a Saviano di candidarsi solo perché il suo nome tira? Fortunatamente Roberto ha detto di no, al mago Walter, a cui va riconosciuto il coraggio di candidature slegate da vecchie logiche (nonostante l'arrivo di Inchino, l'economista liberista epigono di Biagi, giusto per far sentrir la differenza sulle cose di sinistra).
Poi, rapidamente, in un carosello di veline ed agenzie, scopri che ci sono quelli che si ritirano "spontaneamente" - Visco, "a cui il paese deve tanto", dice D'Alema. (Ancora?! E quanto ci toccherà pagare sto giro?!), Amato, Violante - e quelli meno contenti: hai sentito il De Mita dire che l'ultimo comizio lo farà al momento di morire (credo sia una delle ragioni pro-eutanasia che riuscirebbero a convinceree anche i teocon più integralisti), ma anche dalle parti di Silvio le cose non van mica meglio: per un Biondi che va via (ma si dice ancora lucidissimo. E che vuol dire, che farai dei danni scientemente?!), arriva un Umberto Scapagnini candidato al Senato, (come "Scapagnini chi?": quello che non solo è il medico di Silvio (lo stesso medico che gli ha diagnosticato l'immortalità e non ha saputo curargli le calvizie, poi uno dice che la sanità fa cagher), ma. soprattutto è colui che, da sindaco di Catania - eletto con un plebiscito osannante - ha portato il comune di quella città al dissesto economico. E, per evitare eventuali incriminazioni, cerca l'immunità parlamentare (un classico sempreverde).
E cge dure di Micciché, alleato storico di Totò vasa-vasa, che, per le elezioni anticipate in Sicilia, si candida contro la volontà di Silvio (azz!), per combattere cosa? Il Cuffarismo?! (che poi te lo chiedi: ma che cazzo è il cuffarismo? L'affarismo colla C di Cosca e che finisce tutto a cannoli e marsala?) E quando gli fanno presente, al Micciché, non solo la storica alleanza (e la sottintesa collusione) con Cuffaro (ed il cuffarismo), ma il convivere nello stesso partito col siciliano condannato per mafia Dell'Utri, lui, il Micciché risponde che non c'entra niente, che è una cosa diversa. Forse perché Marcello, come Cesare è, shekespearianamente , un uomo d'onore (poi pare abbian risolto candidando la Prestigiacomo, che mette d’accordo tutti. Per la serie: tira più un pelo di…)
A sto punto meglio il ma-anchismo di Veltroni che...
Oddio, aspetta un attimo: che fai, difendi il mago Walter?! Stai ragionando anche tu colla Logica del meno peggio, tanto meglio?
E quando toccherà al suo pulmann verde di recarsi per le vie dell'hinterland partenopeo, come farà a dissociarsi da don Antonio Bassolino: usando la stessa scrollata di spalle con cui ha fatto a meno di don Ciriaco?
Un comizio addomesticato, magari in piazze ripulite da munnezza e facinorosi, perché gli sfollagente possono più delle ramazze (ramazze e panelle fanne 'e figli belli, panelle senza ramazze, fanne 'e figli pazzi)?
Paranoico, ecco cosa sei.
Già: la paranoia ti divora. L'obiettività è rigettata, vomitata via dopo aver fatto indigestione di sospetti: è accordo sottobanco, fanno le larghe intese! (inciucio no: tutte le volte che senti questo termine, ti incazzi: è napoletano e sta per pettegolezzo. E' politica da gossip, ma non si alleano per fare gossip. Oppure si?!) La pensi come Diliberto, allora!
Una scelta di parte! Le cinque storie che raccontano lo sfacelo del paese. L'illustrazione teatrale d'un programma di sinista dura, pura e arcobaleno. Lo psicodramma collettivo sotto lo sguardo compiaciuto del candidato Bertinotti: è così che la pensi?
Si. Cioé no... non è proprio così: la penso come ho sempre pensato: io...
...
e se invece così fosse? C'è una cosa che dici sempre per riderci su: il paranoico è l'unica persona a cui dispiace scoprire d'aver ragione.
Tu non sai più cosa pensare.
"Vivo come vivo, non so più che cosa scrivo, cosa dico, perché sono ancora qua": le parole di una canzone d'un misconosciuto cantautore si fanno vive nella tua mente e si dibattono per affermare questa mancanza di identità.
Settimane per raccogliere le idee in quello spazio fluido tra la tua distanza e la tua (non) appartenenza.
Appunti slegati in attesa d'un'epifania di lucidità.
...
Allora penso: mi rifiuto.
Di accettare la situazione, di entrare in una partigianeria di facciata, di arrendermi alle parole.
Ma rifiuto anche me stesso per aver negato le evidenze, di essere sceso a compromessi.
E, rifiutandomi, mi son reso rifiuto a mia volta, e mi inebrio in questa nuova identità.
A pieno diritto abitante della Discarica Più Grande Del Mondo.
Quella della provincia più paradossale dell'impPero.
Si aprano i cancelli: volino i manganelli, si esaltino i folli, si inalberino le folle.
Lo spettacolo è appena (e di nuovo), cominciato.

p.s.
L'inseguimento, come ho già scritto su, resta l'imperativo di questa campagna elettorale. Anzi: il doppio inseguimento.
IL primo vede in testa Cavalier Silvio e il mago Walter dietro. Di poco o molto ancora non si capisce, di certo i numeri lo vedono in svantaggio, magari rimontante, ma in svantaggio.
L'altro inseguimento riguarda la strategia. Qui è il Mago a fare la volata ed il Cavaliere s'adegua.
A volte con esiti imbarazzanti.
L'ultimo potenziale imbarazzo riguarda la dirittura morale dei candidati: dice il Mago che, pur tenendo presente che la presunzione d'innocenza sino a condanna definitiva vale per tutti, nel Pd è preferibile che non si candidino inquisiti o condannati al primo grado di giudizio (il caso D'Elia suscita clamore. Pare che non sia tra gli otto radicali candidati. E' vero che come ex terrorista fa storcere più d'un naso (compresi quelli dei pippatori recidivi ed indefessi), ma è anche vero che D'Elia la pena l'ha scontata.
Fatto sta che ci han messo un po', ma anche il PdL, ha deciso che gli inquisiti non saranno candidati, almeno così ha detto Sandro Bondi.
Mica male, ma... ehi, aspetta un secondo! Ma se non candideranno gli inquisiti, allora Silvio non potrebbe...
"tranne i candidati coinvolti in processi politici", aggiunge il solerte Bondi.
Aaaah.
La quadratura del cerchio.


postato da: visko alle ore 17:59 | Permalink | commenti
categoria:politicanti, le cronache periferiche, cronache telefoniche
mercoledì, 16 gennaio 2008
Neanche 6 giorni fa...


Venerdì mattina, ore 9.30, tangenziale di Bologna.

Le bandiere si stagliano contro un cielo ferrigno: sono quelle delle diverse sigle sindacali, vengono sventolate piano, con attenzione, come a raccogliere ogni briciolo di vento utile in questa giornata senza luce. Il corteo si snoda piano, dall'uscita di via Stalingrado sino a quella della zona Fiera.

Un venerdì di sciopero nazionale quindi ed i metalmeccanici scendono in piazza.

Solo che le piazze stavolta sono autostrade, stazioni e tangenziali, appunto.

Una sensazione d'irrealtà per questo corteo lento, aperto da una camionetta della polizia e da uno sparuto gruppetto di agenti, appena dietro quelli dell'organizzazione (pettorina rossa con stampigliate davanti le sigle sindacali) seguiti poi da un furgoncino bianco con su degli altoparlanti che diffondono i sempreverdi della lotta dal pueblo unido alla Bella Ciao.

Poi c'è lo striscione della mia azienda (una ventina di partecipanti su settecento dipendenti).

Le note ed i versi che parlano d'un popolo unito che mai sarà vinto, diventano, nel Bel Paese, una scommessa che nessuno si sente di fare.

Sino a venti, venticinque anni fa il contratto dei metalmeccanici riguardava 11 milioni di lavoratori ed avevi l'appoggio di altre categorie, finanche quello degli studenti (gli stessi che hanno protestato contro la partecipazione del papa all'apertura dell'anno accademico alla Sapienza, per intenderci.)

Adesso si è un milione e mezzo, ad all'interno delle stesse fabbriche i crumiri fanno capolino tra gli operai sempre più insistentemente (parliamo di aziende con centinaia di dipendenti in una regione, l'Emilia Romagna, dove le RSU ci sono e funzionano). Non parliamo degli impiegati (o indiretti, come li si chiama anche, visto che non sono direttamente coinvolti nella produzione [leggi: prendere una chiave dinamometrica da sedici e stringere dei bulloni sino a sentire il click!, per esempio]): loro entrano sempre e comunque, basta che non si tratti di lavorare il sabato, sennò pare brutto. Lo so, è una polemica sterile (l'apporto degli indiretti è fondamentale, ma è oggettivo anche che le loro problematiche - sicuramente presenti - non vengon fuori perché mai partecipitano alle assemblee sindacali), ma rientra appieno in un'altra questione più profonda, quella, stra-abusata, della "invisibilità" degli operai (tranne quando muoiono clamorosamente, come è successo alla ThissenKrupp a Torino) e se ne parla più come esercizio intellettuale che come denuncia sociale a cui far seguire fatti.

Così da un lato abbiamo Epifani che si lascia andare ad un mea culpa sull'assenza del sindacato dal luogo di lavoro (eh?! E cos'è, la presa di coscienza di un paradosso?! Ricordiamo che quando s'è fatta, in ottobre, quella  farsa di referendum sul protocollo dello stato sociale, i sindacati maggiori erano presente nei luoghi di lavoro a perorare le ragioni del SI, nonostante questo andasse in culo alle classi che adesso si cerca di tutelare invocando detassazioni sul salario. Verrebbe da dire che il sindacato è presente nelle aziende quando vuol fare dei danni [come la cassintegrazione nel 1980 per i ventiquattromila operai FIAT]. In realtà i sindacalisti sono presenti nelle fabbriche, perché le RSU sono formate da lavoratori e sono loro a portare avanti le istanze che riguardano realmente e praticamente le condizioni di lavoro, specie riguardo la sicurezza. Se ai piani alti ci si lamenta di questa paventata assenza non significa forse che sarebbe meglio aver sotto controllo una branca del sindacato che rappresenta la "ribellione"?), dall'altro, in maniera ugualmente inquietante, c'è la necessità, in molte aziende, l'indifferenza verso gli operai, le loro condizioni, le loro istanze, soprattutto impedire di farle trapelare all'esterno.

Salvo poi venir fuori - ed è un esempio emblematico - da un'analisi, scritta in tedesco, sequestrata ad un dirigente della ThissenKrupp, che i delegati sindacali dell'acciaieria piemontese cercano una visibilità nazionale attraverso la tv e al momento non è consigliabile prendere provvedimenti.

Sarà irrilevante da un punto di vista penale, però rende molto bene sia quanto siano invisibili, ma soprattutto quanto convenga tenere invisibili gli operai.

Così quella manifestazione di venerdì ha avuto la sua prevista presenza in tv (alcuni dei miei compagni di lotta inquadrati bellamente mentre avanzano lenti, dietro il vessillo, senza profferir verbo), ma non s'è ottenuti risultati, ergo: esisti, ma quest'esistenza conta punto se nessuno percepisce, esperisce questo tuo esserci. Se l'albero nella foresta cade e nessuno lo sente, ha fatto rumore?

E, soprattutto, se cade sullo sfigato che per lavoro l'ha tagliato, quanti crederanno al fantasma del morto bianco? E se avesse lavorato in nero, sarebbe esistito il suo fantasma?

Alla fine questa metafora gotica regge tutta: ci sono i morti, ci sono gli spettri che chiedono dignità e giustizia, e ci sono i media che fanno da medium, ma se nessuno ci vuole credere, se nessunovuole vedere, cosa resta: gli intellettuali che parlano della scomparsa dei lavoratori manuali?

Oppure gli stessi lavoratori manuali minacciati dall'ennesimo menager appena l'attenzione dei riflettori sarà chiamata altrove?

Non lo so. Negli occhi ho questo mio collega, lo scorso venerdì che, mentre sfiliamo assieme, alza il pugno inneggia ad un altro fantasma che s'aggirava per questo vecchio continente e rabbrividisco.


Ed oggi?


Son seguiti tre giorni e mezzo pieni di trattative. Tre giorni insaccati come salami fatti di tira e molla, proposte ultimative, richieste, dinieghi, rotture, riunioni ristrette.

E fuori, in Italia, le RSU che spontaneamente organizzano scioperi: di nuovo autostrade interdette, abbandono del posto di lavoro, cortei.

Amato dice che "non può pagar sempre Cipputi". Cosa? Le arretratezze delle aziende, la mancanza di investimenti degli industriali, finanche le discariche.

Ieri mattina a Radio anch'io su Radio 1 si parla della recrudescenza dei rapporti azienda-lavoratori all'AlfaSud di Pomigliano d'Arco,in provincia di Napoli.

"Ma c'è la rivalutazione dello stabilimento dell'Alfa con corsi di formazione di due mesi" dice qualcuno.

Vero, il buon  Melchiorre è pronto a giocarsi tutto (?!) per rilanciare gli stabilimenti di Pomigliano, poi scopri che, durante i corsi, ci sono i vigilanti che stanno dietro agli operai per vedere cosa fanno. E li seguono anche in bagno. Allora scatta lo sciopero per protestare contro questo "ritorno al passato, agli anni '50" e per gli organizzatori dello sciopero fioccano immediati i richiami scritti.

E' pur vero che le relazioni tra dirigenza e sindacati all'Alfa Sud son sempre state tese (paradosso tipicamente meridionale: in alcuni momenti dell'anno ci sono forti assenteismi durante, specie durante le elezioni amministrative giacché molti rappresentanti di lista sono lavoratori, mentre le assenze per malattie sono nella media nazionale. Il paradosso si raddoppia quando, al nord, ci si indigna perché nei comitati di formazione del PD mancano rappresentanze operaie, buffo eh?)

E l'immancabile Montezemolo interviene nel dibattito dicendo che, da parte dei sindacati, rifiutare i 120 euro proposti dalle aziende indica la volontà di non voler trattare, dice che una parte del sindacato (leggi: FIOM) non vuole il rinnovo del contratto.

Non spiega, però, che 120 euro spalmati su due anni e mezzo (e non due anni, come dovrebbero durare, salvo ritardi - puntuali sti ritardi, pensa te che ossimoro del cazzo - come anche stavolta accadono) equivalgono a 97 euro all'anno. Lordi. E per un quinto livello: io che sono un quarto, avrei 87 euro di aumento mensili, meno il 23%, diventano 67 euro.

Montezemolo non spiega che "monetizzare" due giorni di par dei sette che si maturano significa più tasse in buste paga fin troppo leggere.

Non spiega che prolungare i contratti a termine sino a 44 mesi (quarantaquattro!!!) significa tenere sotto ricatto migliaia di lavoratori con lo spauracchio del "rinnovo si/rinnovo no" del contratto, ancor più di quanto li si possa ricattare dopo l'approvazione del protocollo del walfare.

Non spiega nemmeno, lui che tanto l'ha menata sulla sicurezza nelle aziende contro la vergogna delle "morti in bianco" che aumentare l'obbligo degli straordinari di due sabati, di chiedere maggiore flessibilità (ore che fai in più o in meno nella settimana a secondo delle necessità dell'azienda) va ad incidere anche sulla tanto nominata sicurezza (alla ThissenKrupp son morti perché han fatto straordinari ben oltre il consentito [e quando fai i turni non dovrebbero mai essere consentiti]).

Ma tant'è: siamo così abituati a proclami e slogan piuttosto che ad argomenti spiegati e ragionati che, in una situazione di informazione "volatile", anche le parole di Montezemolo diventano illuminanti.

(A proposito d'informazione volatile: la prima parte dei gr, come le prime pagine dei giornali, sono dedicate alla vittima Ratzinger, la contrattazione dei metalmeccanici scivola via in pochi secondi, colla speaker che dice queste parole: "i sindacati chiedono un aumento di 117 euro lordi, la federmeccanica ne offre 120, però solo in due anni". E che vor di'?! Che quei 120 euro [lordi: perché non lo si dice, cazzarola!?] vengono spalmati in due anni e per gli altri sei mesi te li ritrovi? oppure è passata la [falsa] notizia che, per i due anni del contratto, le aziende "unilateralmente" son disposte a dare sti pochi, maledetti, e subito [?]).

In attesa di domani (il ministro Damiano ha offerto la sede ministeriale per continuare la contrattazione) le notizie passano veloci.

L'ultima è quella sugli arresti domiciliari della moglie di Mastella per tentata concussione ad un dirigente sanitario casertano.

Sia mai cadesse il governo perché Mastella si solleva dalla poltrona (magari scioglie un incantesimo, vallo a sape'), domani, quando le parti vanno a contrattare, troveranno le porte del ministero sprangate e la scritta "CHIUSO PER CESSATA ATTIVITA'"?

Mistero...

p.s.

Tutto quello era stato scritto in mattinata, nel giro di pochi minuti è poi avvenuto l'Incredibile, sono ancora a lavoro e mi rendo conto che l'incantesimo è riuscito.

La "presa in ostaggio" della moglie di Mastella in seguito ad un "meccanismo ad orologeria" ordito da "frange estremiste della magistratura" contro di lui, ne ha potenzialmente staccato il culo ministeriale dalla poltrona.

"Tra l'amore per la mia famiglia ed il potere scelgo il primo"ha detto colla voce rotta dell'emozione prima d'esser subissato dagli applausi.

(Tanto Prodi ha già provveduto a respingere le dimissioni.

Il [forse] ex ministro ha ringraziato per la solidarietà Prodi, ma dice che per il momento è più importante stare accanto alla moglie e poi deciderà sul da farsi.

Sapete che significa? Che son tempi grami per i figli Mastella: si ritroveranno in casa i genitori a tutte le ore del giorno: è finito il tempo dei festini e delle bevute in libertà, ragazzi miei).

Quindi più dell'onor poté il gabbio, per parafrasar De André.

Mi sa che giovedì sto benedetto incontro non sarà facile.

Uff.

E mi sa che, dopo il prezzo delle discariche, a noi operai toccherà pagare anche le eventuali spese processuali per la signora Sandra.

Basteranno quei 120 euro?

postato da: visko alle ore 18:06 | Permalink | commenti
categoria:politicanti, le cronache periferiche
giovedì, 10 gennaio 2008
Mentre quattro regioni - Veneto, Lombardia, Friuli e Basilicata - negano accoglienza ai rifiuti campani, con somma sorpresa, uno stato estero si sobbarcherà buona parte delle ecoballe: il Kenia.

Non che i kenioti lo sappiano, ma coi cazzi che hanno per la testa, figuriamoci se badano alle discariche di munnezza.

Ma non finisce qui! E' tutto studiato: un colpo di scena dietro l'altro.

Ad esempio, dopo i commissari straordinari adesso è il turno del Super Commissario Di Gennaro giusto?

Bene, resterà in carica per quattro mesi ed a fine mandato verrà sostituito dalla figura - nuova di zecca - dell'Ultra Commissario.

Con forza si fa il nome di Barak Obama, l'Uomo Nuovo che deve farsi un'esperienza specie internazionale.

Se venisse invece eletto come presidente USA (e quindi occupare una carica meno rischisosa) è già pronta una validissima alternativa: al posto di Obama, Osama.

Si proprio lui, lo spauracchio dell'Occidente, il Bin Laden che metterebbe a disposizione la rete fitta e motivata di Al Qaeda per gestire, a modo suo, l'emergenza rifiuti. In cambio vorrebbe essere pagato in bombe, tric trac e castagnole, raudi, cipolle e cipolloni, insomma tutto quel che serve per attentati kamikaze spettacolari e pirotecnici. Non male, eh? Da Tora Tora a lota-lota: come percorso formativo non è da poco.

Altrimenti, in ultima istanza, c'è sempre l'opzione Pippo Baudo che, come tutti ben sanno, è un professionista.
postato da: visko alle ore 18:32 | Permalink | commenti
categoria:le cronache periferiche
giovedì, 10 gennaio 2008
Torni da Napoli e ti butti a capofitto in questa bassa padana soffice di nebbia umida.

Cielo grigio, su strade grigie.

Nuvole basse, così basse che le respiri.

Le strade, specie quelle di campagna, hanno i fossi lungo i lati, che a sto punto smettono di essere lati e diventano argini belli e buoni: ci puoi cadere se non ci stai attento. E' vero, qualche comune accorto ci ha messo i parapetti, ma di solito mancano.

E soprattutto lungo queste strade, oltre i suoi argini, manca la munnezza.

Non è ironia: è un'assenza che si nota, piacevolmente aggiungerei.

Me la porto sino al lavoro quest'assenza, un vuoto benefico, quasi zen.



"Ma com'è che c'è quella situazione a Napoli?"

Me lo chiede Ignazio, un mio collega che fa il verniciatore.

Io sto lavorando su una macchina accanto alla sua postazione. Alzo gli occhi dal cruscotto che sto smontando e li fisso nei suoi.

Ignazio è un siciliano di una quarantina d'anni, dall'aria bonaria ed un po' bovina. La sua è una domanda priva di malizia ed il suo sguardo è placido e curioso.

Sospiro e rispondo: "Sai da quanti anni si porta avanti questa storia, Igna'?"

Lui fa di no colla testa, un diniego lento: forse pensa che non si risponde ad una domanda con un'altra domanda, ma non sa come dirmelo.

Allora io continuo: "saranno almeno, non so... cinquant'anni? Ma si, facciamo cinquanta". In realtà tutti dicono quindici anni. In cuor mio penso di più. Penso che sia dall'Unità d'Italia.

 O dai Borboni. O gli Angioni. O, indietro indietro, sino ai fondatori Greci, quelli dei decumani che tuttora

resistono nella pianta della città.

Ma lo tengo per me: cinquant'anni mi sembra un periodo abbastanza lungo. Non ero nato io e nemmeno Ignazio, come a dire: l'emergenza munnezza? Io non c'ero, mi spiace.

E proseguo: "quando tu vivi nella munnezza per cinquant'anni,  diventa un fatto sentimentale, Igna', ti affezioni. Ognuno ha i suoi sacchetti, ti leghi a quest'atmosfera un po' morbosa, a questi roghi che hanno qualcosa di tribale, che dici Igna'?"

Lo sguardo di Ignazio si perplime, poi scuote la testa come a dire: questo è scemo e torna a lavorare.

Un po' mi spiace averlo preso per il culo, ma in realtà chi ho preso per il culo? Lui? I Napoletani? Me stesso in quanto napoletano in esilio ed incazzato?

Ogni tanto ho parlato su questo blog della munnezza napoletana.

Non lo faccio con piacere non tanto per quell'amore campanilistico che ti chiude gli occhi alla realtà, semplicemente ne parlano in tanti, tutti con più o meno cognizione, per cui che posso aggiungere?

Poi vedo le sassaiole contro i pompieri a Pozzuoli o gli scontri con le forze dell'ordine a Pianura.

Scontro che è anche simbolico: l'ordine purificante in divisa versus il disordine pestilenziale della munnezza. Il signore degli Anelli versione zuzzimma.

Ed ancora gli autobus bruciati, i giornalisti picchiati e derubati. La rabbia dei cittadini: "a Pianura dovevano fare un campo da golf!".

Sulla vecchia discarica? Ma si: gli scugnizzi che fanno i caddies sono cool.

Ed ancora le parole affrante del sindaco di Quarto, al confine con Pianura, che parla di una cittadina completamente isolata, presidiate e chiuse persino le strade sterrate. Il sindaco dice che iniziano a scarseggiare le derrate alimentari, le medicine.

Barricate tirate su alla bell'e meglio che tengono in ostaggio 42 mila persone... e mi pare una situazione da racconto di fantascienza volutamente grottesco.

Roba da Mad Max, da medioevo futuro: ma nel film si racconta penuria di carburante o di acqua. Qui c'è sovrabbondanza di munnezza, l'unità di misura d'un benessere scriteriato. E non solo di chi ci vive in quelle strade, anzi.

Ed il primo pensiero che ho è: finalmente. Finalmente qualcosa si muove.

No, non il governo colla nomina quadrimestrale di Gianni Di Gennaro (uno che pare esca dalla porta per rientrare dalla finestra. Poi guardi bene e ti accorgi che non s'è mai mosso da casa, non s'è mai alzato dal suo posto a tavola se non per aprire la porta o la finestra e far uscir la puzza sino alla prossima ricca cagata) e la costruzione di non uno, non due, bensì - siòre e siòri - tre,  - avete capito bene! -  tre inceneritori (per scoprire invece che, tolto quello di Acerra, dove l'immancabile Impregilo, sotto inchiesta, ha i fondi bloccati e non può continuare i lavori, gli altri due inceneritori sono solo sulla carta, con tempi di costruzioni fino al 2012 ed oltre) ed il commissariamento per i comuni che non creano discariche nel giro di pochi mesi e l'esercito per rimuovere i sacchetti.

Ed il mio "finalmente" non riguarda nemmeno il movimento - l'ennesimo - dei barili scaricati tra sindaco e governo, governatore e commissari, ministri, cardinali e via rotolando con il loro carico venefico di inciuci e cazzimma.

No, il "finalmente" riguarda la rabbia dei cittadini: quella contro la riapertura della discarica di cui dicevo prima.

Ora non dico che sia un bel muoversi, tutt'altro.

Però mi viene in mente quel che mi raccontò mio fratello qualche mese fa, quando girando per le strade di San Giorgio a Cremano, vide questo montone di munnezza che arrivava a lambire il primo piano di un palazzo.

Mi disse che si aprirono le ante d'un balcone che guardava su quella munnezza, un uomo in pigiama si è affacciato col suo bel sacchetto e l'ha lasciato cadere sul montone, per poi girare sui tacchi e rientrare.

Questo gesto è emblematico, perché l'ho sempre citato come la tautologia che spiega la situazione napoletana, monnezza compresa:  qualcosa che va aldilà della rassegnazione, del fatalismo. E' l'abituarsi, l'adattarsi, al limite della simbiosi, alle emergenze.

E' più forte di me, ma ogni volta immagino che, nel momento in cui han cavato via quel montone di munnezza, l'uomo in pigiama abbia tirato giù svariate madonne, perché privato della comodità di gettare i rifiuti con un gesto minimo: di sicuro non sarà andata così, anzi sarà stato felice, ma chissà...

E' assodato che è della natura umana adattarsi alle emergenze: se nelle zone di guerra si esce a far la spesa anche sotto il fuoco dei cecchini, cosa vuoi che sia, per gli abitanti di Pianura ad esempio, fare i turni per picchettare la zona della discarica e, al contempo, fare lo slalom tra i sacchetti o scavalcarli per andare a buttarne altri magari nei cassonetti sopravvissuti alla devastazione?

(constatazione ai limiti dell'ingenuità: se da un lato è vero che nell'emergenza ci si abitua alle sottrazioni di libertà - essere liberi di gettare e bruciare la munnezza dove e quando si vuole significa privarsi della salute. O, per certi versi, essere liberi di sottrarci a questa valla di lacrime - dall'altro c'è qualcuno, altrove, che su queste emergenze prospera, si arrichisce, che si abitua ad essere sempre più ricco, potente, strafottente, libero di fare quel che cazzo gli pare: chi siamo noi per impedirgli questa libertà?)

Allora perché questo "finalmente" quando vedo la rabbia - e l'infamità di chi usa l'indignazione dei cittadini per commettere crimini - che esplode?

Perché, comunque sia, si tratta della chiusura di un atto (il primo? L'ennesimo? Non so. Di certo non l'ultimo) con diversi (ma non inaspettati) colpi di scena.

Cosa c'è di buono?

Per esempio aprire siti per stoccare la munnezza. Sempre e comunque discariche, ben intesi, ma - sulla carta - gestite dallo Stato, magari "allestite" dai genieri dell'Esercito. Enormi vasconi rivestiti d'argilla per impedir travasi di liquami, rispetto alle voragini che si trasformavano in colline che si ricoprivano di vegetazione misteriose è un bel passo avanti, no?

Vabbé, in mezzo c'è la discarica di Pianura, quella dei fumi verdi che si alzano dalla collina artificiale nata da quarant'anni di accumulo di schifo indiscriminato, dove la varietà tossica è legata al progresso tecnologico delle sostanze da smaltire, una sedimentazione geologica da morire. E non proprio  d'orgoglio.

Cos'altro c'è di buono?

Non so. L'arrivo del supercommissario Di Gennaro, ripeto, mi pare più un rimedio contro i tafferugli che contro i sacchetti (do you remember Genova 2001?). Lui si schermisce, dice di no, dice che userà "la logica del buonsenso, dell'equilibrio, del dialogo e della comunicazione corretta"  che sempre l'hanno contraddistinto per affrontare la situazione.

La logica del buonsenso è mettere molotov in una scuola per poi, equilibristicamente farle distruggere per puro errore quando dovevano essere usate come prove a carico in un processo?  il dialogo e la comunicazione corretta sono il suggerire agli indagati dello stesso processo le risposte più eque da dare ai pm?

Bravo! Oramai a furia di aprire la finestra per far uscire la puzza, gli sarà venuto il tunnel carpale.

Vediamo ancora... qualcosa di buono... mmm...Gli inceneritori?

E già qua si sollevano tre questioni:

1. quando si parla di quello di Acerra, per giustificarlo e smentire i catastrofisti ambientali (o catastrofici ambientalisti, fate voi) si citano sempre quello di Brescia o quello di Vienna, particolarmente famoso perché sorge presso il centro della città: come volete che possano far male i fumi prodotti visto che lì nessuno protesta? O per caso i viennesi sono più robusti (o più scemi) di noi? E poi, visto che è ancora in costruzione, quello di Acerra sarebbe ancora più sicuro visto che si avvarrebbe (condizionale d'obbligo) del non plus ultra della tecnologia del settore (ed è il primo dei tre inceneritori promessi, ergo: i due successivi sarebbero ancora più all'avanguardia, quindi tranquilli).

Di solito, quando si parla di quell'inceneritore, si omette di dirne la portata (2000 tonnellate al giorno per circa 750.000 tonnellate all’anno)
: dovrebbe essere tra i più grandi d'Europa (similmente a quello di Brescia, per capirci), il che lo renderebbe quanto meno più fumoso di quello sorto poco distante dal centro di Vienna (di almeno tre volte più piccolo) . Mentre il  secondo che si vorrebbe realizzare, quello di Santa Maria La Fossa , sorgerebbe in una zona che distante una quindicina di km da quello di Acerra ed avrebbe le stesse dimensioni del primo. Non dico che sarà un male, ma dovrà essere davvero una tecnologia strafichissima per non incidere su una zona - quella dell'Acerrano e dintorni, un triangolo ormai celeberrimo come "terra dei fuochi" - dove il tasso di diossina procapite (retaggio di anni, se non decenni di roghi di munnezza, ma anche di seppellimento abusivo di scorie tossiche d'ogni genere, specie scarti industriali dal Nord Italia) è altissimo e che perciò già paga il suo prezzo in malattie di uomini e bestie.

2. magari si fa un salto di qualità nell'assunzione di queste sostanze tossiche: a differenza di Brescia per esempio, in Campania, mancando da sempre una vera raccolta differenziata, mancando un vero riciclo dei materiali, le ecoballe (che hanno una duplice natura letterale e metaforica, visto che si raccolgono e si raccontano) sono enormi pacchi di munnezza indistinta. Negli inceneritori di solito ci va solo ciò che combusta senza essere particolarmente dannoso invece tu buttaci dentro: scard''e cesso, rote 'e scorta, buttiglielle, 'ntestine, bucce 'e patane, cape  'e pesce, "scatulette e coca cola, piezze 'e copp''e scarpe vecchie, 'nterra scorz''e mellone" e ti garantisci schifezze da respirare direttamente e comodamente dalla finestra di casa tua invece che andartene in giro per il suddetto triangolo.

3. Inoltre bisognerà controllare il flusso dei rifiuti da incenerire: se vengono, per dire, da Benevento e magari lì la raccolta funziona da dio, chi mi garantisce che, arrivando ad Acerra, lungo la strada questi trasporti non si "arricchiscano" di altra munnezza magari scomoda da trattare, ma comoda da incenerire, specie se a gratis per la camorra?

Ma questo, per ora, non ci interessa.

L'importante è avere il Super Commissario (fa nulla che sia sotto inchiesta per i fatti della Diaz e Bolzaneto), scavare nuove voragini (però rivestite d'argilla come i piedi di certi giganti destinati allo sfacelo), impiegare militari per ripulire (mentre ci sono netturbini che sono pagati da anni per non prendere una scopa in mano: non sia mai che se la passino sui piedi, corrono il rischio di non sposarsi), commissariare i comuni che non differenziano (infiltrazione di liquami ed infiltrazioni mafiose camminano a braccetto) tutto questo in attesa di tempi migliori, visto c'adda passa' 'a nuttata.

E intanto le tv di tutto il mondo puntano i riflettori su questi sacchetti che fanno da scenario a delle banlieues sui generis, dove i "black block" di turno fanno ciò che a Napoli, con un geniale  eufemismo, si son sempre chiamati " 'e galle 'ncopp''a mmunnezza", come se fosse una preveggenza dei mala tempora currunt: i galli col passamontagna che dall'alto di queste muntagn''e munnezza vigilano su una nuttata longa quindici anni. O cinquanta. O salcazzo.

Sperando che non sian loro a cantare l'alba d'un nuovo giorno.



postato da: visko alle ore 18:23 | Permalink | commenti (1)
categoria:le cronache periferiche
venerdì, 14 dicembre 2007
Purtroppo questo commento, immagino per questioni di filtro, non sono riuscito a postarlo sul blog di Daniele.
In ogni caso non mancano, anzi abbondano i commenti che analizzano e riflettono in maniera lucida, acuta ed intelligente su quest'emblematico esempio di libertà vigilata e condizionata d'espressione, per cui posso risparmiare il mio e riportarlo sul blog.


L'Italia è il paese dei più furbi.
Non dei più furbi rispetto, chessò, agli altri paesi d'Europa o i più furbi del Pianeta. No, l'Italia è il paese dei più furbi rispetto agli altri furbi, sempre Italiani, ovvio.
Per esempio ci sono i furbetti del quartierino, che però si mascherano dietro la modestia: organizzano cordate e scalate e ti accorgi che esistono solo quando piombano nel fango precipitevolissimevolmente.
Uno dei concetti alla base della Furbizia Italica è nell'assioma: "so' tutti bboni a ffa' li froci cor culo dell'artri": concetto che, per essere stato così espresso, sarebbe volgare, ma la cosa aberrante non è tanto questa volgarità, ma il fatto che sia un fatto acclarato, magari a malincuore, ma lo è.
Però badate bene: se "so' tutti bboni", un conto semplice si può fare: siamo portatori sani d'un culo procapite, giusto?
Prima o poi, allora, qualcuno farà il frocio col culo nostro, mentre noi lo stiamo facendo col culo altrui.

In tutto questo Daniele - come molte, moltissime persone perbene - si distingue e si è sempre distinto.
Daniele non è né furbo, né volgare.
E non è furbo non perché sia stupido o ingenuo: Daniele il furbo non lo vuole fare. Mentre invece, sebbene di natura non sia volgare, Daniele il volgare lo fa.
E l'ha spiegato sino alla nausea che, se lui provoca nausea, è perché anche nauseare è funzionale al suo scopo.
Qual'è il suo scopo?
C'è chi dice: "fare il martire". Non è vero: la vocazione di martire prevede una non indifferente pratica masochistica misticheggiante e Daniele non è un mistico, figuriamoci masochista.
Qualcun'altro dice: "insultare gratuitamente".
Daniele non ha mai insultato nessuno. Almeno non sul piano personale, su vicende personali, o quant'altro riguardasse la vita privata di una persona.
Daniele ha sempre e solo colpito i personaggi, cioè quel che della natura di certe persone si espone - o che loro stesse espongono - nella vita pubblica: se viviamo in tempi in cui la vita pubblica è proiezione, prolungamento o, addirittura, coincide, come in un effettivo ossimoro, con la vita privata di queste persone-personaggi che colpa ne ha Daniele?

Allora qual'è il suo scopo?
Daniele, e lo ha ammesso più volte, dice che il suo unico scopo è lavorare. E fare satira è una parte del suo lavoro.
Uno dice: ma perché, questo è un lavoro?
Legittimo pensarla così. E' anche vero, però, che essere sottopagati per morire neanche è propriamente un lavoro.
Uno dice ancora: ci sono modi e modi per fare satira e far divertire senza essere per forza offensivi e mancare di buon gusto.
Sarà, ma tutte le critiche che ho sentito muovere a Daniele (specie sul forum di La7 dedicato a Decameron) erano, si, stavolta, sul piano personale, cioè sul fatto che "come si permette lui di attaccare quel sant'uomo di Ratzinger, ci fosse l'inquisizione sapete che fine farebbe il signor Fabbri?", sul fatto che dica cazzo, culo, figa, tette e che si permetta di scherzare sui down, sui malati di tumore e, ultimo ma non ultimo, lo criticano per il semplice fatto di esistere ("ehi, sono stato concepito, e allora? Dei tre quel giorno, solo i miei si sono divertiti. Sapete, hanno scopato. Wow. E tra parenti, poi! Alla fine certe perversioni uno se le porta dentro. O certi pervertiti. Per dire, io per nove mesi dentro mia madre. Roba da guinnes dei primati. La birra preferita dagli scimpanzè").

Non tutto ciò che ho visto in Decameron mi ha fatto sbellicare dalle risate, però mi ha strappato nella stragrande maggioranza dei casi un sorriso e comunque sempre mi ha fatto riflettere.
Daniele non è un disturbatore come un inviato delle Iene. Non è un guastatore come un infiltrato di Striscia la notizia.
Daniele è disturbante. Daniele è guastante.
Daniele ti mette di fronte alla pochezza, alla meschinità, all'ignoranza, all'arroganza di chiunque, potente o meno.
Ci metti dinanzi alle nostre debolezze, alle nostre verità sgradevoli e perciò a noi sgradite.
Dov'è la volgarità in tutto questo?
La volgarità è un parametro su cui si misura il perbenismo e, soprattutto, la dabbenaggine della "ggente".
Badate che dabbenaggine ha tanti significati: è tanto la stupidità quanto l'ingenuità: se sono sinonimi è perché l'Italia è, per l'appunto, il paese dei più furbi e "se nun ce stessene 'e fessi, nun campassere 'e dritte".
Perciò quando leggo "Daniele è stato cacciato mica perché ha offeso Ferrara, ma perché ha preparato una puntata sull'enciclica del papa" non è che mi viene da fare il plauso a chi ha fatto quest'illuminante, (per quanto veritiera anche a mio avviso) affermazione, perché sarebbe un po' come dire: pensavano di farci fessi colla storia delle offese volgari a quel panzone, ma noi siamo più furbi di loro!
Cosa cambia?
E' la stessa cosa del ritrovarsi un bastone nel culo e vantarsi di aver sbugiardato chi ce l'ha infilato dicendoci che era di ciliegio: "e no, bello mio! è di castagno!"
Daniele è stato censurato perché è sempre stato coerente ed ha sempre denunciato le ingerenze che noi - per quieto vivere, convenienza o mera dabbenaggine - abbiam subito, subiamo e, triste a dirsi, continueremo a subire se non ci diamo una mossa.
Perché, checché ne dica qualcuno, l'Italia dei più furbi ha gli ani contati.

postato da: visko alle ore 17:55 | Permalink | commenti (1)
categoria:tele visioni, le cronache periferiche, cronache telefoniche
venerdì, 14 dicembre 2007
Se io oggi ho un blog che aggiorno con malaccorta regolarità lo devo soprattutto a Daniele Luttazzi.

Cioé a Luttazzi non devo la malaccortaggine per cui (non) aggiorno il mio blog, ma la voglia di portare in forma scritta tutti i pensieri, le convinzioni, le idee, le polemiche che mi vengono in mente. La voglia (a volte la necessità) di ricordarle e, soprattutto, di raccontarle.

Mi ha fatto da mentore senza saperlo per questo gli sono grato.

(Non grato per la sua inconsapevolezza, ma perché... ooh, insomma: avete capito).

Ci furono mesi - pochi, ma intensi - dove il suo sito, il suo blog, furono palestra per riflessioni, officina per iniziative, fucina di idee, cantiere di polemiche.

Qualcosa che non era il blog di Grillo, e che non voleva diventarlo. Per questo Daniele chiuse ("rompete le righe" scrisse, con un'ironia un po' severa, ma motivatissima) il suo ai commenti.

Poi è avvenuto ciò che è avvenuto ed allora lui ha riaperto, forse temporoneamente, la sezione dei commenti.

E, come tanti assassini - una fiumana omicida - tutti quelli che un tempo commentavano e si appassionavano e tutt'ora si appassionano non solo (e non tanto) per Daniele, ma soprattutto per le istanze che lui sollevava e ancora solleva (specie sulla sue pelle), si ritorna sul luogo del delitto.

E per questo che scrivo di questa nuova censura, tornata come un deja-vu che si presenti prepotente e bullo, palestrato ed estrogenicamente pompato.

Sappiamo bene che Luttazzi è "recidivo" come censurato.

Però c'è una sostanziale differenza tra la censura su satirycon e quella di Decameron.



La censura di allora era dettata dai capricci del Re (e soprattutto dal fatto che non ci aveva il fisico per mostrarsi nudo, specie alle porte di elezioni che, come ben sappiamo vinse. E lanciò il famigerato editto). Quella di oggi pare essere dettata dalle regole della televisione.

Chi fissa le regole della televisione?

Giuliano Ferrara non lo dice, ma spiega che in certi luoghi, specie quelli che si chiamano Palinsesti, le regole sono fondamentali, visto che lo sono certi valori (come quelli espressi nei dettami della Chiesa).

Verrebbe da dire che certe regole più che fondamentali son fondamentaliste, visto il loro - a dire di Ferrara - essere necessarie in un mondo che vacilla sotto i colpi del terrore, brancolando nel caos e ostinandosi nel peccato.

E la libertà?

Le parole di Ferrara sono inequivocabili: la libertà è relativa.

A cosa?

Al luogo in cui si vuole esercitarla, ovvio.

Per cui se vuoi essere libero in un palinsesto, allora no, mi spiace.

Se vuoi esserlo in un teatro off: certo che sì, liberissimo.

"vogliono tutti fare Lanny Bruce, ma non vogliono vivere e morire nella gloria dell'outsider emarginato, alcolizzato e cirrotico", scrive Ferrara.

Cazzarola e che ragionamento è?

Somiglia pericolosamente alla storia dei candidati da mettere alla guida delle istituzioni - che siano parlamenti, ma anche consigli comunali, è indifferente - che si chiede siano incensurati.

"E' anticostituzionale!" sbraitano i garantisti, "sino al terzo grado di giudizio siamo tutti innocenti!" aggiunge qualcun'altro bipartisanamente.

Vero, sacrosanto, ma perché, in nome di questo garantismo, si dovrebbe vietare a dei cittadini integerrimi, neanche sfiorati dal benché minimo sospetto, di formare delle liste anche slegate dai partiti?

Che si candidino entrambe le tipologie: gli inquisiti, ma presunti innocenti e gli innocenti integerrimi. Magari con manifesti elettorali (quelli enormi, mi raccomando) che informino solo se tra gli inquisiti ci siano dei recidivi, dei pregiudicati, dei passati in giudicato da colpevoli e poi si veda come va a finire.

Idem per i satirici: che ci siano sia i cirrotici da teatro sia chi vuol far satira in tv, forse non in prima serata, va bene anche alle 23.30. Magari anche se si viene indicati come documentario (che, a pensarci bene, davvero lo è: informazione, più un punto di vista, più, ma si, della malata, disturbante, ma efficace volgarità).

Alla fine è il "chi" che conta o cosa si dice a contare?

E' la storia o colui che la racconta?

Giuliano Ferrara è un furbacchione che senza neanche salire sul pulpito, fa il suo predicozzo morale stravaccato sulla poltrona inamovibile de La7

E Daniele Luttazzi?

Daniele Luttazzi è un'avanguardia. Come tutte le avanguardie, specie se toccano aspetti fondamentali del vivere sociale, si trova addosso gli strali dei benpensanti e dei beghini, lo sa, è lo scotto che paga e che si ostina a pagare, soprattutto professionalmente.

Ma soprattutto Daniele è uno che si ostina, testardo com'è, a non voler essere furbo in un paese dove la furbizia è merce diffusa.

postato da: visko alle ore 16:20 | Permalink | commenti
categoria:tele visioni, le cronache periferiche
giovedì, 06 dicembre 2007
Facciamo che stasera, prima che si vada a cena, parlo di due uomini.

Si chiamano Danilo e Antonio. Ed erano tutti e due uomini di mondo.

Danilo lo era perché ha sempre saputo viverci bene, dentro 'sto mondo strano. Forse memore di quel che diceva Gaber nel suo monologo Il Presente - " Tra l’avere la sensazione che il mondo sia una cosa poco seria e il muovercisi dentro perfettamente a proprio agio esiste la stessa differenza che c’è tra l’avere il senso del comico e essere ridicoli". - riusciva allora a muovercisi sfoggiando una ridicolaggine che solo chi ha il successo - qualunque cosa sia -  porta fiero a testa alta: insomma: era ontologicamente un uomo di mondo.

Antonio, invece, era un uomo di mondo perché viveva vicino Cuneo.

A Cuneo, come i più ferrati sanno, se ci fai tre anni di naja, diventi, ipso facto, uomo di mondo. Figurati a viverci. Praticamente era un uomo di mondo per definizione di un suo omonimo.

Tutti  e due, però, hanno avuto una brutta esperienza.

Forse uno scherzo del destino, chissà. Da qualche parte ho letto che il Destino è privo di ironia. Io penso di no. Penso che il Destino si esprima con un umorismo mooolto particolare. Un po' come quello del Sol Levante.

Forse uno non capisce gli scherzi del Destino perché quello li fa in giapponese.

Danilo ha subito uno scherzo che si chiama arresto con l'accusa di bancarotta, associazione a delinquere, riciclaggio e appropriazione indebita.

Ohibò, mica roba da poco.

E si che aveva fatto una carriera splendida: aveva iniziato come palazzinaro, anzi "Palazzinaro con la pistola" perché aduso a maneggiar armi da fuoco, specie per difendersi dai rom che rompono sempre le palle.

Siccome, come ci insegna Roberto Saviano, l'Italia è una Repubblica fondata sul Cemento, dai tempi di Sindona e Calvi - giusto per citare altri due che avevano capito tutto della vita - per risollevare le sorti del Belpaese, ci si affida, allora come oggi, ai palazzinari.

Poi Danilo, col suo compagno di merende Stefanuccio ed altri personaggi, tenta la scalatona, quella a Mediobanca, alla Bnl, al Corsera. Lui era nel gruppo dei Furbetti del Quartierino, non la Banda della Magliana, ma manco il gruppo TNT.

Comunque per Danilo inizia un calvario: il carcere è sempre il carcere e dopo 23 giorni crolla e tenta il suicidio. Vabbé, giusto un tentativo, robetta ecco: tanto che al Palazzo di Giustizia dicono che "già in occasione di un interrogatorio  Coppola si era presentato ai pm con il braccio tagliuzzato. Se il gesto di venerdì fosse stato così grave, il suo avvocato avrebbe avvertito l'ufficio della procura o almeno rappresentato a chi indaga la gravità del problema"
. Gli avvocati pure  minimizzano: "E' stato solo un momento di sconforto superato però, con coraggio e forza d'animo". Forza e coraggio insomma. Fatto sta che ritorna in cella e viene tenuto d'occhio dalle guardie. E da uno psichiatra: sai mai te.

Però il fisico è minato. E col fisico minato basta fare un passo falso e s'esplode.

Così Danilo viene ricoverato. Ci ha sia la claustrofobia che gravi problemi cardiaci. Un suo avvocato dice: "Bisognerà accertare se il disturbo sia dovuto a cause organiche o sia, invece, riconducibile al malessere psicologico legato alla claustrofobia di cui è affetto il mio cliente". Una cardiopatologia indotta dalla claustrofobia. Da premio nobel in medicina.

Fatto sta che, per gravi motivi di salute, gli concedono i domiciliari: giusto in tempo, tra l'altro perché "Se non mi avessero liberato in cella sarei morto". Mica cotica.

Però l'aria di casa non gli fa  tanto bene: dopo circa cinque mesi, com'è come non è, Danilo finisce in coma. Opperò.  In seguito ad un "arresto cardiaco, il terzo in poche settimane, causato in modo inequivocabile dalle condizioni di stress in cui si trova da circa 9 mesi".

Poi il miracolo: stamattina Danilo si stacca dalle macchine ed esce dall'ospedale. Non è bellissimo? Magari ha annusato odor di ciclamini, gli s'è palesato Padre Pio ed è guarito, il povero Danilo, ed è andato per il mondo a diffonder questa lieta novella esibendo il suo corpo martoriato da miracolato!

Invece no, i familiari subito a dare l'allarme: chissà che gli può succedere, e se gli capitasse qualcosa? Suvvia: siete voi allora quelli che gli provocate stress, mica la cella di Regina Coeli!

Però il buon Danilo non s'è allontanato troppo: Questa mattina - ha detto poi al microfono di Sky - ero in ospedale, mi sono staccato le macchine e volevo rilasciare un intervista prima che mi riprendessero, tra l'altro dovrei anche essere operato di cuore questo pomeriggio e volevo rilasciare quest'intervista perchè mi sento vittima".

Fa niente che
"i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma, davanti al quale si celebra il processo per il fallimento dela Micop Immobiliare srl, una delle società del Gruppo, non avevano accolto l'istanza di scarcerazione: per il tribunale le sue condizioni sarebbero meno gravi di quel che sostengono i suoi familiari, e compatibili con il regime dei domiciliari":
Danilo per noi era e resta un eroe. Un uomo de core, oltre che di capelli. In bocca a lupo, Danilo.

Ciao a tutti, alla prossima.



Come?



Aah, voi dite: scusa e Antonio? Che fine ha fatto Antonio?



Che fine volete che abbia fatto, una brutta fine.

E' morto stanotte, mentre lavorava.

Era operaio per le acciaierie ThyssenKrupp nello stabilimento di Torino. La ThyssenKrupp ha un altro stabilimento a Terni. E' lì che stanno spostando tutte le lavorazioni ormai: a Torino c'è rimasto solo un reparto, con duecento persone.

All'una e mezza della scorsa notte nella linea 5, quella adibita al trattamento termico dei prodotti di laminazione, sembra che l'olio bollente che si usa per temperare i laminati sia traboccato ed abbia innescato l'incendio. Gli operai hanno dapprima cercato di usare gli estintori per spegnerlo, ma su cinque, tre erano scarichi, il resto rotti. Così hanno usato una manichetta dell'acqua. Però il getto, a contatto con l'idrogeno liquido e l'olio refrigerante, ha provocato una fiammata di ritorno che li ha travolti. "Le fiamme ci hanno investito, sembrava un'onda del mare, ma anziché acqua era fuoco. Se chiudo gli occhi vedo ancora le facce dei miei colleghi. Erano torce di fuoco: era come l'inferno. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti", ha detto Michele Boccuzzi, un altro operaio che ha tentato invano di fare qualcosa, ricavandone ustioni al viso ed alle mani.

L'azienda aveva intenzione di chiudere anche quel reparto, però alla linea 5 s'era accumulato del lavoro da smaltire: così da 8 ore di turno, s'era chiesto di farne 12. Quattro ore di straordinario fan sempre comodo no?

Bisognerebbe chiedere magari ai nove feriti, di cui sei gravi, e due in fin di vita, con ustioni di terzo e quarto grado su buona parte del corpo. Fortuna che esiste la morfina, verrebbe da dire, cos' gliela chiediamo sta storia degli straordinari. Però vivere così è una tortura atroce.

Antonio Schiavone, invece, è stato fortunato visto che è morto.

Non subito però.

E neanche in maniera indolore.

Pare che abbia chiesto soccorso. "Aiutatemi, muoio", pare abbia detto.

Una di quelle consapevolezze che anche solo a leggerle, ti lasciano un vuoto dentro.

Però Antonio lascia anche la moglie e tre bimbi - l'ultimo di appena 2 mesi - a cercare un perché.



Vabbè, mi fermo qua perché mi viene da piangere, anzi, sto già piangendo un po', fanculo.

E scusate 'sta retorica del cazzo, ma se non lo scrivevo, stavo peggio.

postato da: visko alle ore 19:51 | Permalink | commenti (3)
categoria:le cronache periferiche
martedì, 04 dicembre 2007
Gore!!! 

Splatter!!!

Incubi e deliri!!!

Paranormale, magia nera, depravazioni e riti sanguinosi in una macelleria insopportabile alla vista!!!

Il film più spaventoso, disgustoso, disturbante che sia mai passato su uno schermo!!! 

Violenza più che gratuita!!! (con contributi statali. Comunque pagati dai contribuenti)

Sbudellamenti e decapitazioni ogni qualvolta è possibile!!! 


Tutto questo in:

Il Popolo della Casa sotto l'Ulivo della Creatura del Professore contro la Cosa Rossa, la Cosa Bianca e i Mutanti mutevoli Una Volta Uniti e ora Siam Divisi.


(Se ne sconsiglia la visione a cardiopatici, minorenni, anziani, donne gravide, speranzosi gravidi di aspettative, impressionabili, precari in precarie condizioni psichiche, somministrati a tempo determinato, determinati a tempo somministrato, indeterminati ed imprecisi, laici impudenti, laicisti impertinenti, anticlericali indefessi, fessi e incontenti, incontinenti recidivi, deboli di stomaco, sessi deboli con peli sugli stomaci, stomachevoli glabri, pluritartassati indebitati, ipertesi, iperpolitici, antipolitici, uniti di fatto, sfatti divisi, antiparassiti burocrati, antistatali motivati, anti-antistanti ben assestati e indignati pieni di buonsenso. Per dio.)



Trama.

  (attenzione contiene spoiler!!!)




antefatti:


1989.


Una barriera dimensionale, conosciuta come il Muro, crolla, liberando finalmente uno Spettro che si aggirava per l'Europa e che inizierà ad aggirarsi da tutt'altra parte, ma sempre più sbiadito, capace solo di ispirare qualche canzone per far pogare giovani che un po' ci credono, un po' no, basta che si poghi.  Con la sua scomparsa, molti posseduti perdono l'anima, ma non si perdono d'animo: alcuni come:

l'Uomo che Sorride Sotto i Baffi, l'Uomo Invisibile ed il Critico Cinematografico Buonista

decidono di dare vita ad una nuova entità ed incaricano l'Omino Triste di progettare qualCosa. Cosa sarà? Nessuno lo sa, neanche l'Omino Triste. Da quando il fantasma s'aggira nelle canzoni, tutti sono catatonici. Si hanno poche idee, ma tutte confuse.




(Omino triste: - e cosa dovrei fare?

L'Uomo Invisibile: - ma quel che vuoi: costruisci qualCosa.

L'Uomo che Sorride Sotto i Baffi: - una macchina da guerra. Spietata.  

Il Critico Cinematografico Buonista: - spietata si, ma anche gioiosa).




 1993. 

Un ESSERE deforme, conosciuto come il Nano Massone, alla scomparsa del suo mentore, Il Ladro di Hammamet, non si scoraggia. Tutto intorno a lui s'è scatenata un'apocalisse ed i segni che l'hanno preannunciata sono chiarissimi: piogge di monetine, indagati che si suicidano, imbottiture di puff che si trasformano in gioielli. Sangue infetto che uccide innocenti. Una vera ecatombe che prelude al Caos.

Il Nano Massone ha paura che i suoi sordidi piani possano essere sventati, ma forte delle sue  conoscenze esoteriche (ha un libello che assicura, a chi lo applica alla lettera, di ottenere il PPotere. Proprio così. Con 2 P) e della capacità di leggere nell'animo umano, con l'aiuto dei suoi servi (creature prive di spina dorsale che si nutrono della schiuma che abbonda tra le chiappe del loro padrone) ricorre ad un'invocazione che di solito incita sportivamente un paese e riesce in un diabolico intento: fare un patto con Dio, offrendo la testa dei suoi figli


(- papà, papà, no! 

- cribbio! se non ci penso io, ti mangiano quegli altri! 

- arggghh..  

squaaaaaaaart!)


e ne ricava un unguento che gli consente di sublimare il cervello delle persone in scoregge, attraverso un uso malefico dei televisori che sono nelle case di chiunque. Così decervellati gli zombie sono pronti a seguire il Nano Massone che da quel momento in poi si farà chiamare il Cavaliere Presidente.


  1994

La gioiosa macchina da guerra è pronta per la battaglia contro gli squadroni del Cavaliere Presidente (che intanto ha evocato e poi sdoganato gli spiriti di ex SS assetate di potere e dei Celtici che vorrebbero una terra tutta loro e ancora di subdole entità che emanano un nauseabondo afror di incenso, degli esseri ricoperti di carità pelosa chiamati Demonicristiani). 

Il Cavaliere Presidente ha una vittoria
facile:

la Gioiosa macchina da guerra sq
uarta e maciulla in una ballata macabra tutti quelli che le si accostano. Peccato che chi le si avvicina sono esclusivamente gli uomini e le donne che credono ancora nello Spettro che si aggirava nell'Europa e sono sacrificati senza che ne venga nulla di buono: cingoli e lame e ingranaggi della macchina si inceppano invischiati dal sangue e cartilagini.

L'Uomo Triste viene confinato in un oblio di tenebre ed indifferenza.  Ma i tre demiurghi che lo hanno spronato, raggiungono così il loro scopo: con il sacrificio di centinaia di migliaia di militanti si sono affrancati anche dal ricordo dello Spettro e possono dare libero sfogo ai loro bassi istinti.  L'Uomo che Sorride sotto i Baffi ha un'attrazione perversa per il cavaliere Presidente e la manifesta più o meno apertamente. Il Critico Cinematografico Buonista subisce una trasformazione e diventa il Mago Walter, esperto di Mancheologia, arte mistica con cui si colpiscono cerchio e botte conteporaneamente e diviene custode della Città Eterna, luogo di zeppo di poltrone che trasudano Potere.

L'Uomo Invisibile prende il posto dell'Uomo Triste,
incurante del fatto che quello è un posto maledetto.  Dalla carcassa di meccanismi e materia organica della ex Gioiosa Macchina da Guerra, però, emerge una piccola entità: il Rosso vestito di Cachemire che si dileguerà presto nell'ombra per tornare più avanti nella storia.  I tre demiurghi cercano un paravento comodo dietro cui nascondersi.

Lo trovano in un individuo dai modi bonari da prete
e la testardaggine dei tipi quadrati.

Si chiama Il Professore.Oggi.


La situazione è peggiorata come nessuno poteva prevedere.

Dopo la sua breve vittoria il  Cavaliere
Presidente si rende conto che l'incantesimo che tiene unito il suo Polo di negatività pulsante di demagogia e crudeltà xenofoba non può durare a lungo. La Casa in cui vive con i suoi sodali e gli ormai ex diabolici alleati crolla miseramente, ma lui riesce a salvarsi e medita una sanguinosa e tremenda vendetta come un conte di Montecristo evaso dal carcere.

Al suo posto arriva il Professore che, presto, verrà pugnalato più volte alla schiena in tripudio di sangue e schizzi di midollo spinale sia dall'Uomo che Sorride sotto
i Baffi che vede soddisfatta la sua brama di potere (in un interregno che lo condurrà ad appoggiare una guerra piena di morti sventrati dalle esplosioni e di soldati contaminati da sostanze radioattive) e dal Rosso vestito di Cachemire che avvicinerà un paio di sette che avranno vita breve: la prima è di quelli che girano in tondo senza parare da nessuna parte: finiranno tutti giù per terra tra sangue e merda e poi con i pacifici vestiti di bianco. Saranno offerti in sacrificio agli sgherri del Presidente Cavaliere in una delle scene più cruente e splatter di tutto il film.  Il Presidente Cavaliere allora ritorna in sella e, dopo aver costretto con le cattive i suoi alleati nauseabondi, avrà di nuovo il dominio degli zombies per diversi anni.  Durante il suo regno avverrà di tutto: le torture abominevoli sui pacifici di bianco vestiti di cui sopra, l'esilio di dissidenti, la morte di giuslavoristi ed ancora tradimenti, spiate, orgie promiscue, riti per avere il potere culminanti in sabba dove le mutilazioni, le umiliazioni, i rapporti contronatura saranno la norma ed infine l'alleanza insana e morbosa con l'Imperatore Aldilà del Mare che porterà molti giovani a morire in lande lontane, benedetti mentre uccidono e si fanno uccidere in un crescendo di effetti tanto rivoltanti quanto realistici.


(- come hai detto che si chiama quel posto?

 - Irak O Mio Signore. 

 - Invendibile. Con un nome così non ci puoi fare neanche un reality. Se lo chiamassimo, non so: lussuriak? golak? Superbiak?

- geniale, O Mio Signore. 

- lo so, lo so. E pulisciti quella schiuma dal naso, che fai senso, Sandro.)


Alla fine di questo regno di dolore e sadismo, il Professore ritorna a farsi vivo.

Ad appogg
iarlo ci saranno l'Uomo Invisibile, l'Uomo che Ride Sotto i Baffi ed una specie di incrocio tra Dorian Gray e Chuckie, la Bambola Assassina: Cicciobello Frankie, che dopo essere stato sconfitto e ridotto in fin di vita dal Presidente Cavaliere, vota l'anima allo stesso Dio Impietoso che ha dato l'unguento al suo avversario e cerca di rifarsi una dignità, mantenendo la bellezza nutrendosi di lordume prodotto dal clero.


(- Monsignore allora sull'aborto cosa devo fare?

- idiota! E' sulle donne incinte che devi intervenire: sugli aborti che vuoi che ci facciamo? Ormai non son buoni neanche per entrare in Cielle: al massimo ci facciamo dei cosmetici per imbellettar i chierichetti!) 


Il Professore, come un H. P. Lovecraft con gli occhiali, più in carne e sbarbato, scrive un libro di pelle umana usando emoglobina come inchiostro: una sorta di moderno Necronomicon di 280 pagine che chiamerà il Programmonicon di Unionestein. Lo scopo è tenere sotto il suo potere una creatura sbavante ed affamata di potere che ha molto del Frankestein: l'Unionestein appunto, dove membra, fluidi ed organi provengono dalle parti più svariate ed il cervello è una massa purulenta e putrescente che riesce a funzionare solo grazie alla volontà del suo creatore, il Professore.


(- Si... E' vivo! Io... Sono... un geenioooo! 

- Professore, professore, cosa abbiamo fatto: abbiamo creato un mostro! 

- Taci Sircanigor e che ci fai con quel corpetto e quella giarrettiera? Siamo mica nel Rocky Horror Picture Show!)


Però un maleficio lanciato dal Presidente Cavaliere prima che il suo regno finisse impedisce al professore e alla sua creatura di prendere il controllo assoluto sugli zombies.


  (- come hai detto che si chiama questo maleficio, o mago celtico? 

- Il de Porcellum, mio Nero Cavaliere. 

- mi piace! Pensi che si possa vendere anche altrove? Avevo idea di esportarlo in Superbiak...) 


Inoltre il professore si accorge che lo sforzo telepatico per tenere unite le parti di Unionestein è immane: come in una quintana di crisi di rigetto, ben presto gli organi interni, i muscoli, le ossa, i nervi, le tendini e quant'altro compone la creatura, entrano in conflitto tra loro, sotto lo sguardo atterrito e nauseato di quelli che han resistito alla zombificazione e che speravano che il Professore riuscisse a governare lo sfacelo.

In questo clima si consumano situazioni di violenza parossistica e incontrollata: il mostro del Professore più di una volta rischia di liquefarsi o esplodere o implodere o lacerarsi, insomma tutto ciò che un'entropia pietosa consiglierebbe di fare.

Finché non avviene quel che tutti temono o si augurano: durante un rito per rinnovare il sacrificio di sangue in Afghanistan, il mostro perde pezzi in una cascata di sangue ed intestini: subito il professore corre ai ripari, ma oramai è chiaro che il Programmonicon è incapace di assolvere il suo compito: forse per colpa della pelle di extracomunitari con cui è rilegato, forse per il sangue somministrato di lavoratori atipici, qualunque sia la causa, la creatura pensa solo ad abboffarsi con la carne degli zombies e autonomamente, sempre più spesso, decide di sfuggire al controllo del suo creatore con esiti raccapriccianti. Arriva al punto di identificandosi in una fantomatica Casta che, come uno schizzo ematico, attraversa l'arco costituzionale da parte a parte.

Così, in una notte tremenda e trasudante blasfemia, il professore e Unionestein si chiudono in luogo segreto ed il creatore vincola la creatura con un Decalogo osceno che ha due comandamenti in più, per aggiungere beffa al danno. Il dodecalogo sembra contenere il mostro come una vescica purulenta contiene il pus, ma in quell'utero fetido di marciume i feti mostruosi che si dibattono nel ventre flaccido di Unionestein crescono divorando scorie e rubandosi lordume vicendevolmente.  Così poco alla volta si palesano, in una parata marcescente: masochisti chiesaroli che vestiti di sangue e cilicio dettano su nascita e morte di chiunque, necrofili amanti di mummie trinariciute, esseri diabolici in forma di batrace che sbavano vendetta, pecorari verdi muffiti, mostri chimerici dalla testa ceppalonica ed il corpo a forma di poltrona, ectoplasmi più o meno rossi e che sembrano grottesche imitazioni dello
Spettro che si aggirava per l'Europa... 

















Tutti fuoriescono c
ome escrescenze dal corpo ormai disfatto di Unionestein: una parodia volgare di essere vivente, ma che riesce ancora ad abusare dei corpi degli zombies sotto le direttive di un Professore sempre all'apparenza tranquilla.  Ma una flebile fiammella arde e cerca di resistere e arrestare questo carosello di ripugnante follia, un predicatore (o come tale viene dipinto) prova a lanciare un incantesimo il "vaffanculorum" radunando in una piazza chi non è stato zombificato e vuol rovesciare finanche professore e creatura.  Nulla da fare: il movimento viene soppresso e denigrato, però nessuno ormai nasconde che questi malumori sono evidenti: alcuni organi del mostro vorrebbero abbandonare il corpo come i ratti lasciano il veliero che imbarca acqua, ma la paura del ritorno del Presidente Cavaliere tiene uniti più di flaccidi punti si sutura.  Qualcuno però si tira fuori: il batrace sbava di libertismo e salta via lasciando tracce venefiche di bava.  Allora i tre demiurghi, l'Uomo che Ride Sotto i Baffi, l'Uomo Invisibile e Cicciobello Frankie chiedono al Mago Walter di intervenire con un potente incantesimo.  Lui, che ormai traballa sul trono della Città Eterna, acconsente e lancia il più terribile incantesimo della mancheologia: il "Primariae inculatie": dando la possibilità agli zombie di strascicare i loro immondi corpi verso una meta imprecisa, ma anche affascinante.

Inoltre questo terribile incantesimo agisce anche sulla carne: il mostro di Unionestein, quando vengono pronunciate le parole magiche, ma anche pragmatiche, ma anche speranzose, ma anche giudiziose, ma anche comprensive, ma anche rigorose, ma anche ecc. ecc.,  si squarcia in più parti, le budella precipitano e si spiaccicano in un fumante e maleodorante ammasso molle tra i piedi del mostro che inizia a liquefarsi a sua volta: le ossa si accartocciano, nervi e tendini saltano come corde di chitarre spezzate, tutto si mescola come fosse frullato assieme e una nuova entità si erge, simile ad un'araba fenice, da quel cumulo di rifiuti organici...



(Cicciobello Frankie: - e cosa sarebbe quello?

Il Mago Walter:
- Il Paraculo Definitivo. 



L'Uomo Invisibile: - Troppo lungo, gli zombie hanno bisogno di qualcosa di più breve da ricordare.

Il Mago Walter: - Nessun problema: Piddì?

L'Uomo che Ride Sotto i Baffi: - Notevole: guarda già come sbavano quei coglioni merdosi. 

Cicciobello Frankie: - ed hanno persino pagato un euro.) 


I giochi son fatti: il Paraculo Definitivo ha avuto il suo sacrificio sanguinario ed il suo obolo in denaro, ma non basta: l'Uomo Invisibile, ormai anche Inservibile è stato sbolognato altrove.


(L'Uomo Invisibile nonché Inservibile: - state violando i diritti umani! 

1°soldato birmano: - ehi, hai sentito anche tu una voce? 

2°soldato birmano: - macché voce: dai, non perdiamo tempo: ci sono altri monaci da pestare). 


Tutto è bene quel che finisce bene? 

Tutt'altro: una storia così nera non può che finire male.  Dalle viscere dell'ex Unionestein si alza una massa informe che pretende di farsi chiamare Cosa Rossa: pensa di rievocare lo Spettro e lo chiama strofinando tra loro una falce ed un martello.  O un sole che ride. O salcazzo. 

Si oppone ad essa un'entità dalla vaga forma di balena bianca. cioé pare una
Balena. O una cosa enorme e vorace. Una Cosa Bianca.  Un calderone di valori familiari propugnato da una massa di separati che hanno visto il loro matrimonio maciullato sotto una Sacra Rota e sbavano tutti ai piedi dell'Industriale che forse  sarà dei loro.  O forse no. Può darsi di sì. Ma può darsi di no. Mmm... come lo eccita questa sensazione di potere.

Ma i pericoli non vengon tanto da questi due retaggi, parodie di un passato sempre incombente sul presente, come traumi nella mente squassata di uno psicotico.

Il vero colpo di scena inizia col ritorno dell'ex Presidente oramai
Cavaliere Azzurro. Con l'aiuto di una strega rossa di

pelo e lunga di coscia,
Costruisce dei piccoli tempietti che chiama i Gazebo: li convoglia le energie degli zombie con la scusa di rinchiudere il Professore, poi svela il suo reale scopo: vampirizzare i decerebrati e creare una creatura tutta sua, senza bisogno dei suoi ormai ex alleati.




(Cavaliere Azzurro: - eccolo, eccolo... ahahahahaha: benvenuto Paraculo Definitivo Più De Laltro!

1°servo smidollato: - O Potente Cavaliere, non crede che ci sia qualcosa che non funziona in questo nome?

  Cavaliere Azzurro: - mmm.. troppo lungo? Vediamo: chiamarlo direttamente Più De Laltro?

2° servo smidollato: - Forse dovremmo...

Cavaliere Azzurro: - Si si, il Pidielle! Fanne fare duecentomila copie e vendiamole anche in Avariziak. Com'è che non riusciamo a vendere niente lì? le mine hanno accorciato le braccine, oltre che le gambine? ahahahah.

1° servo smidollato: - Ma non era la Superbiak? 

2° servo smidollato: - zitto! che fai: lo contraddici? Non vorrai mica che ti tolga la razione di schiuma quotidiana?)


Gli ex alleati cercano di opporsi, ma ormai c'è nulla da fare perché ormai le menti di almeno metà degli zombie è votata solo a lui.  ma...




Attenzione: verrà svelata la fine del film, se non volete sapere cosa accadrà non continuate a leggere!




 



















































volete leggere? Curiosoni!




La giornata è lurida come al solito e dal suo palazzo il Professore osserva il panorama devastato che gli si para dinanzi: un paese sull'orlo del collasso, tutte quelle auto bianche ad intasare le arterie principali della città come grumi di grasso, gli zombie che si svenano per comprare tozzi di pan secco e suonerie di  cellulari.  "A che pro abbassar le tasse quando non si riesce a controllare i prezzi?", gongola tra sé e sé e si ripete quella frase come un mantra. Accanto a lui Il Paraculo Definitivo che aleggia nella sua nuvola di imponderabilità, una bellezza angelica e diabolica assieme.   La porta del suo studio cigola e si apre: nella cornice si staglia il mago Walter, ma non è solo: accanto a lui c'è un'altra figura, alta, ma non troppo, netta, ma neanche più di tanto. Un' imponderabilità nuvolosa, una bellezza diabolica e angelica assieme. Insomma un altro Paraculo Definitivo, ma...

"paraculo più dell'altro", pensa il Professore, incupendosi come il cielo oltre la finestra. 

 - No, caro mio: semmai de laltro: è diverso! -, sorride il Mago Walter.

Che... Che significa? -, chiede il Professore, stupito dalle doti telepatiche del mago.

"Significa che per te è finita" gli risponde in un pensiero affilato il mago Walter. E poi scaglia quel pensiero come una coltellata, colpendo al petto il Professore.

L'urto lo sospinge verso la finestra che si infrange squarciandogli carni.

Il Professore precipita in un vortice di
sangue e cristalli infranti ed impatta sul selciato sotto il palazzo.

Lentamente il mago Walter si avvicina alla finestra distrutta e, ad ogni passo, metà del suo volto inizia a deformarsi e plasmarsi come se fosse una scodella di polenta mossa dalle dita di un bimbo che vuol giocare con il cibo, fanculo quelli del terzo mondo che muoiono di fame.

Quando raggiunge la finestra e si affaccia, il sorriso si allarga sul viso duplice dell'ex mago Walter. L'altra metà del sorriso attraversa il profilo ormai distinguibile del Cavaliere Azzurro. 

Con voce bitonale, rivolto ad un cielo ribollente di nuvole urla:  - Ora comincia l'era di Veltrusconio e del Paraculo Definitivo... ma anche Più De Laltro, cribbio!"- e poi ride e ride e ride ancora mentre in una pozza di sangue il caduto, ancora vivo, sbarra l'occhio non maciullato.

Il Professore rimarrà recluso in una piccola stanza di ospedale, con tubi che prelevano e iniettano liquidi dal suo corpo e, in tv, vedrà un sorridente Rosso in Cachemire, che, alla domanda: cosa ne pensa del professore?, risponderà:" mi ricorda Cardarelli. 

"il più grande poeta morente, come disse Flaiano?" chiede il giornalista.

"No. Il più fatiscente ospedale napoletano. Tutto va male, ma tutti ci mangiano quanto più possibile, fin quando dura."

Ed il film si chiude su una lacrima solitaria che scivola dall'occhio sano del Professore, prima che questo si chiuda e con lui, il buio dello schermo. 


Fine.






 

postato da: visko alle ore 20:40 | Permalink | commenti (1)
categoria:politicanti
mercoledì, 28 novembre 2007

Io avrei voluto parlare dell'11 settembre, come avevo promesso ad un amico.

Poi questi se ne vengono con certe uscite che... vabbé... da chi iniziare?

Iniziamo da quel che barcolla ma non crolla...





Il responsabile dalle risorse inumane.






l'uomo che, all'inizio di ottobre,  ha detto: "Avremo, io credo, una approvazione al consiglio dei ministri. Poi è chiaro che il Parlamento farà le sue modifiche. Ma non c'è nulla di particolare in questa procedura", parlando del protocollo sul walfare, è lo stesso uomo che, oggi, ha detto: «La decisione sul welfare (cioé blindarlo con la fiducia alla Camera) l'abbiamo presa in piena coscienza e me ne assumo completamente la responsabilità».

Chi è? e soprattutto, perché ha detto così? [1]






Il rospo e Panoramix.






"Il governo è appeso a un filo, quindi non so quanto possa durare"... chi l'ha detto?

Vi aiuto: è lo stesso che ha detto: «Anche alla Camera c'è malcontento per un governo che non sa affrontare i problemi reali del Paese, primo fra tutti il declino economico».

Ed ha detto pure: «con la nostra posizione sul welfare abbiamo convinto il presidente del Consiglio che era un errore rinunciare ad un accordo con le parti sociali, perché quando gli accordi si fanno vanno rispettati e non si può rispondere solo a una parte, perché se no si screditano i sindacati».

Ancora non ci siete arrivati?
[2]






Ripensamenti...




"Oggi nasce ufficialmente qui il grande partito del popolo italiano, un partito aperto che è contro i parrucconi della vecchia politica. Invito tutti ad entrare senza remore e a venire con noi, questo è quello che la gente vuole: Forza Italia si scioglierà nella nuova formazione" era il 18 novembre del 2007, in quel di Piazza San Babila, chi ha detto le parole di cui sopra?


Lo stesso che ha detto, oggi:  «Io non avevo mai detto che avrei sciolto Forza Italia. Me l'avevano chiesto e avevo risposto "forse"». [3]











  1. vabbé, s'è capito. Ora io non ce l'ho con Romano né per quello che ha detto prima(di cui ho avuto già modo di scrivere), né per quello che ha detto oggi. In fin dei conti qui in mezzo è quello che ha meno da perdere (a meno che non gli levino il diritto di vedere i nipoti, a fine mandato se ne andrà in pensione e seguirà la politica come fanno sempre quelli che la influenzano, dal di fuori) e neanche c'era da essere degli strateghi di scienze politiche per prevedere che il protocollo sarebbe rimasto così ed amen (con buona pace di atipici e lavoratori usurati). Sarebbe interessante più che altro studiarsi l'evoluzione di Diliberto che sul protocollo disse: "Noi vogliamo cambiarlo profondamente. E il volerlo cambiare non può essere considerato antigovernativo. Le contestazioni sono il segno di un malessere e se noi cambiamo il protocollo si aiuta il governo a recuperare il consenso che ha perduto tra i lavoratori, tra il nostro blocco sociale di riferimento"  ed oggi, ha fatto presente che: «Oggi si è prodotto uno strappo molto serio nella maggioranza. Avete permesso a Dini di ricattarvi. La maggioranza è in balia di due senatori. Da oggi il nostro ruolo sarà molto più incisivo. Cambia tutto. Avete rotto un patto. Noi voteremo la fiducia perché siamo persone serie. Non abbandoneremo la nostra lealtà, ma ve la dovrete guadagnare». Lodevole. Un po' Mastelliano come comportamento, ma lodevole. Però -e tocca dargli ragione - Diliberto ha detto anche: "Ci siamo trovati a Caserta  abbiamo scritto il dodecalogo, ma poi le forze moderate non rispettano gli accordi." Ora io questo dodecalogo l'ho letto. E vorrei far presente che la parte relativa al lavoro, anche se metto il monitor contro luce, non la leggo. (Per comodità l'ho allegata in parte qui, tratta dal famoso Programma dell'Unione (da tutti i partiti sottoscritto), ricordate?

    Proponiamo la reintroduzione del credito di imposta a favore delle imprese che assumono a tempo indeterminato.Noi siamo contrari ai contenuti della legge n. 30 e dei decreti legislativi n. 276 e 368 che moltiplicano le tipologie precarizzanti. Per noi la forma normale di occupazione è il lavoro a tempo indeterminato, perché riteniamo che tutte le persone devono potersi costruirsi una prospettiva di vita e di lavoro serena.In tal senso, crediamo che il lavoro flessibile non possa costare meno di quello stabile e che tutte le tipologie contrattuali a termine debbano essere motivate sulla base di un oggettivo carattere temporaneo delle prestazioni richieste e che non debbano superare una soglia dell’occupazione complessiva dell’impresa.


  2. E' Lamberto -the Frog- Dini. Che s'è espresso in sifatto modo a Panorama del giorno su Canale 5 stamattina. Panorama del Giorno è la nuova trasmissione di Maurizio Belpietro. Ex conduttore de L'Antipatico, ed ex direttore de Il Giornale. Insomma, avete capito il genere.

    Dini è arrivato sin lì per dire quello che da giorni dice ovunque. Vantandosi per di più di averlo cacciato in culo alla sinistra. Lui che è un liberaldemocratico. Oddio, adesso coi suoi due senatori (quindi tre con lui) si fonderanno insieme agli esponenti dell'Unione dei Democratici, capitanati da Willer Bordon (gli altri esponenti sarebbero poi uno solo: Roberto Manzione, ma forse varrà per diversi, vallo a sape'). In ogni caso, un paio di settimane fa, Willer Bordon durante la pausa pranzo al Senato ha detto: «Gli accordi si fanno quando ci sono convergenze politico-programmatiche. Negli ultimi tempi, tra Ud e Ld, ce ne sono state parecchie». Si ha detto proprio così: tra Ud e Ld. Come se fossero chissà quante legioni di cristiani. Poi vai a vedere e sono cinque. Però son convinti.  Poi ha detto pure che questa fusione «È quasi un fatto naturale». Bravo, quel quasi fa la differenza. Perché in un'eventuale legge elettorale ci vorrebbe la clausola in cui, tutti quei parlamentari che eletti in una tal coalizione, prendono e si mettono per i cazzi loro con partiti da due, tre elementi, son liberissimi di farlo: basta che si dimettano e possono fare i loro partitini accampati fuori Palazzo Madama. O occupando le poltrone da Vespa, tanto quella non è detta la Terza Camera?



  3. No, è che nel mondo in cui vive Berlusconi, la frase "Forza Italia si scioglierà nella nuova formazione" è una perifrasi di "forse". Fatto sta che, a Palazzo Grazioli, è sfilata tutta la nomenklatura dei forzitalioti in attesa di capire che morte faranno. E Silvio li ha rassicurati: è tutta colpa dei soliti disinformatori: «Forza Italia non si scioglie, rimane con la sua struttura. Gli iscritti a Forza Italia possono prendere la tessera del nuovo partito e avere così due tessere» (del resto: du' tesser' is megl' che uan, come insegnano gli ex margheritini).

    Fini ha commentato la notizia che Forza Italia non scioglie dicendo: "Fi non si scioglie? Bene, vuol dire che nessuno di noi ha capito nulla..." (in effetti quest'idea di tontoloni un po' la date).

    E che è allora sto PdL? Ce lo spiega sempre Silvio (dal Corriere on line): i soggetti politici che confluiranno nel nuovo partito dovranno fornire l'elenco aggiornato degli iscritti. Sulla base di questi elenchi si darà vita al "processo costituente". Seguiranno la convocazione dei congressi comunali ai quali avranno diritto di voto gli iscritti ai movimenti che confluiranno nel Pdl, e tutti coloro che si iscrivono per la prima volta. I congressi comunali, invece, eleggeranno i delegati che daranno vita al al coordinamento provinciale; quest'organo eleggererà il coordinatore regionale e contribuirà all'elezione di una "Consulta nazionale" che avrà tre obiettivi: l'approvazione dello Statuto, l'approvazione della Carta dei valori e l'elezione del Gruppo dirigente e del leader del Partito-Rete.

    Poi seguono i quarti, le semifinali e la finale sul canale Premium, quando l'ultimo che resta nella Casa verrà nominato vincitore dell'edizione.

    La tessera per seguire l'evento è data in omaggio insieme alle altre due.

    Tenuto conto che i dieci e passa milioni di Italiani (Silvio non vuole chiamarli "società civile", preferisce chiamarli "gente". Società Civile fa troppo democrazia partecipativa, si sa mai) erano andati ai gazebo perché bisognava firmare per cacciare Prodi e si son ritrovati, fraudolentemente, a dare la stura a questo delirio massificato, vuoi mettere la soddisfazione di tornare a casa con due tessere in più?





    Na figata.






postato da: visko alle ore 23:49 | Permalink | commenti (1)
categoria:politicanti
domenica, 25 novembre 2007
Venerdì, 23 novembre 2007 ore 8.46: Iraq, bomba in mercato di Baghdad: 13 morti, 57 feriti.

Oggi, 25 novembre 2007, ore 11.47, sempre a Baghdad: Offensiva dei ribelli, almeno 12 i morti.

A sto punto temo per le erezioni del film di Rocco.


postato da: visko alle ore 15:19 | Permalink | commenti
categoria:le altre province dellimppero
sabato, 24 novembre 2007

su cos'è questo "stravolgimento inaspettato che coglie tutti alla sprovvista" del...






  1. Da La Repubblica on line di oggi, riporto uno stralcio dell'intervista a Umberto Bossi:



    Lasciamo perdere gli impicci radiotelevisivi, mi dica che impressione le ha fatto il comizio di Berlusconi in piazza San Babila.

    "Berlusconi in piazza davanti alla gente la faccia un po' l'ha persa".

    Insomma non le è piaciuto.

    "No".

    Si aspettava una uscita di questo genere?

    "Assolutamente no".

    È per la linea politica che ha proposto?

    "Troppa demagogia".



  2. Da Repubblica on line di ieri, l'articolo sull'asse Fini-Casini vs Berlusconi:

    Si fa sempre più aspro lo scontro all'interno del centrodestra. Ad alzare i toni arriva una nota congiunta di Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini che chiedono "progetti che nulla hanno a che fare con la improvvisazione propagandistica né con estemporanee sortite populistiche".


 Ora ho sottolineato tre espressioni da questi due articoli perché è utile ricordare sia...



  • la nascita dei circoli brambilliani e la registrazione del simbolo del partito (protocollo numero 6203012 di "marchio comunitario") avvenuta il 6 agosto di quest'anno, come conferma la stessa Brambilla: «Su mandato del presidente Silvio Berlusconi, il giorno 6 agosto 2007 ho provveduto alla registrazione in sede comunitaria europea del nome e del simbolo del Partito della libertà che, da allora, si trovano essere nella totale e assoluta disponibilità dello stesso presidente Berlusconi». (andrebbe aggiunto che è avvenuto dopo essersi fatti dare il logo dal canditato del centro-destra per le comunali di Terzigno [Na] svoltesi il 27 maggio c.a. che videro il suddetto candidato, Domenico Auricchio,perdere contro la lista del centro-sinistra).


  • le smentite dello stesso Berlusconi fatte a più riprese, sempre nell'agosto di quest'anno:  "Fantasie ferragostane, mi tengo stretto Forza Italia" ed ancora: «Tanto rumore per nulla, un polverone ridicolo. Ho voluto semplicemente evitare il rischio che qualcuno si impadronisse di questo nome compiendo una specie di appropriazione indebita di nome». E, in maniera più articolata, il 15 settembre: "Le indiscrezioni giornalistiche che riguardano Forza Italia sono prive di fondamento. Forza Italia è in campo con il suo 32 e più per cento, ed è e rimane saldamente il primo partito del Paese. E' un partito in crescita, sempre più radicato sul territorio, e con un gruppo dirigente esperto ed affiatato, che ho l'orgoglio e la soddisfazione di aver fatto crescere in questi anni".


Le smentite arrivano anche dalla stessa (ormai ex) Forza Italia: "Silvio Berlusconi intenderebbe registrare nome e logo del "Partito delle libertà". E nel timore che altri potessero rubargli il 'logo' della nuova formazione destinata a contrapporsi al nascente Partito Democratico, ha accelerato i tempi, fissando già un appuntamento da un notaio per certificare il tutto. Lo rendono noto autorevoli fonti di Forza Italia", in più il senatore (e legale di Silvio) Niccolò Ghedini precisa che "l'iniziativa è volta, nell'ambito della Cdl, a recuperare l'area del non-voto, che in Italia raggiunge ormai quasi il 20% dell'elettorato, e non certo a sostituirsi o a far concorrenza ai partiti della coalizione".

Ovviamente a suo tempo (come se fossero passati decenni, ma era sempre e ancora l'agosto di quest'anno e sempre lo stesso giorno, il 22), vengon fuori i commenti in merito delle diverse parti politiche.

Poi domenica scorsa "il colpo di scena" che coglie tutti di sorpresa (?!), "l'improvvisazione propangandistica", del funambolo messo alle strette, "l'estemporanea sortita populistica" del genio politico che fa inchinare anche Bertinotti (capirai...)

...

Ma piantiamola... Ora Silvio dice che l'unico interlocutore serio è Weltroni, dice che Prodi cadrà nel 2008 e ci saranno elezioni, per cui varrà la pena di ridiscutere solo la legge elettorale.

Veltroni risponde che le elezioni anticipate sono fuori discussione, tutto il resto sì: per cui Prodi non si tocca.

Prodi si tocca (i maroni) e intanto tira fuori il solito problema del conflitto d'interessi parlandone in Germania, ad un giornale. Per puro caso saltano fuori delle intercettazioni sulla gestione "Rai-set" durante il precedente governo e Gentiloni dice: ohibò, ma allora una riforma della Rai e della tv tutta è urgente!!!

...

Ok, sto calmo, non mi innervosisco.

Trascrivo solo un pezzo d'un editoriale che Edmondo Berselli ha scritto sempre quel 22 agosto (non di venti anni fa, questo 22 agosto):

"Certo, c'è un'obiezione: conviene a Berlusconi progettare un'impresa di questo tipo (cioé i circoli e il PdL nella sua versione "polverone ridicolo"), se ha già la vittoria in tasca? In termini politici canonici è una mezza follia, se non una follia intera. Implica lo scompiglio nel centrodestra. Il bombardamento maoista del quartier generale. Tuttavia, ai suoi occhi, gli alleati, quelli che secondo gli schemi classici sarebbero partiti depositari di culture radicate nella storia, non sono altro che residui sclerotizzati: anzi, l'origine delle incertezze e dei fallimenti del suo mandato, dal 2001 al 2006. Quindi non ha neppure bisogno di entrare in conflitto con i suoi alleati. Può semplicemente prosciugare l'acqua intorno a loro, stringere il tubo dell'ossigeno, aspettare la loro asfissia, preparare le condizioni per un'eutanasia leggera. E prepararsi invece al confronto con il Partito democratico, forse l'unica ombra che si frammette sui suoi futuri successi."

Se invece di perdere tempo ad inscenare questa pantomima dello stupore indignato (Fini e Casini) e della dialettica circostanziata (Weltroni), si pensasse a far qualcosa sia per il paese che per le missioni militari che continuano ad essere sovrafinanziate anche in questa manovra economica, sarei il primo a felicitarmene, grazie.


p.s.



Federico Adornato ha assunto il ruolo dell'eroe sprezzante del pericolo, mettendosi contro il padre-padrone: «No, non aderisco. Ho aspettato, ho riflettuto, sono stato anche tentato di farmi travolgere dalla corrente ma proprio non ci riesco. Nonostante l'affetto e la stima che nutro per il presidente non posso digerire che il mio partito venga liquidato in 3 minuti dal predellino di un auto» ed ancora: "Da tempo vado dicendo che occorre passare dal movimento carismatico a un processo politico istituzionale e, invece, siamo di fronte alla riedizione del movimento carismatico." per poi osare l'inosato sinora, almeno: "il Governo Berlusconi ha disatteso le aspettative del suo elettorato. A parte la legge Biagi e il piano per le infrastrutture non c'è stato il grande cambiamento promesso."

Quale ardire (tra parentesi, la legge 30 è oscena e le infrastrutture... lasciamo perdere valà): poi mi imbatto in un paragrafo di un articolo del Corriere dove leggo che: Il deputato di Forza Italia, Ferdinando Adornato, intanto , racconta che «nella primavera del 2005, quando è cominciato il percorso costituente, ho registrato il marchio "Partito della libertà" di cui - dice Adornato - ero coordinatore. E l’ho fatto - prosegue - presso i competenti uffici in Italia perché per l’Ue vale per tutti noi il marchio del Ppe».

Brutta cosa l'invidia.




postato da: visko alle ore 17:40 | Permalink | commenti (2)
categoria:politicanti